Un progetto per l’unità dell’Europa. Dal Manifesto di Ventotene all’azione federalista nella Resistenza

, par La Redazione di Eurobull

Un progetto per l'unità dell'Europa. Dal Manifesto di Ventotene all'azione federalista nella Resistenza

E’ stato pubblicato sul sito dell’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”, il 10° Quaderno di Ventotene dal titolo “Un progetto per l’unità dell’Europa. Dal Manifesto di Ventotene all’azione federalista nella Resistenza” realizzato da Mario Leone, Vice Direttore dell’Istituto ; riportiamo di seguito la premessa dell’autore e la prefazione firmata da Gabriele Panizzi, Vice Presidente dell’Istituto.

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Gabriele Panizzi, Vice Presidente dell’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli” Prefazione al Quaderno di Ventotene n. 10 “Un progetto per l’unità dell’Europa. Dal Manifesto di Ventotene all’azione federalista nella Resistenza”*

Viviamo in un periodo di crisi per l’intero pianeta Terra, sotto diversi aspetti, fra loro sinergici ed interdipendenti, che mettono in discussione valori affermati e assetti conseguiti a partire dal secondo dopoguerra dello scorso secolo.

La ineluttabile interdipendenza economica e finanziaria delle diverse parti del mondo, conseguente ai processi di globalizzazione fortemente basati sulle tecnologie della informazione e della comunicazione, provoca contraddittori fenomeni, il governo dei quali diviene sempre più complesso e difficile in assenza di un quadro di riferimento strategico e di politiche globali possibili solo con un assetto istituzionale e territoriale che rifugga dalle anguste pretese nazionaliste.

Le pagine che seguono ricostruiscono storicamente la nascita dell’azione politica federalista in Europa a partire dalle analisi e dagli approfondimenti che ebbero luogo nell’isola di Ventotene dove, confinati dal fascismo tra il 1939 ed il 1943, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri antifascisti formularono il progetto di manifesto per un’Europa libera e unita, proiettata nelle vicende mondiali.

La elaborazione di quel progetto politico ed istituzionale fonda le sue ragioni filosofiche, storiche e politiche sulle cause della prima e della seconda guerra mondiale ; in particolare sul principio nazionalista che provoca tra gli Stati nazionali conflitti bellici a seguito della incapacità/non volontà di componimento di divergenze fondate sull’affermazione “prima i miei concittadini” per conseguire obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita nel proprio paese attraverso pretese non condivisibili.

Già Luigi Einaudi, prima ancora che la grande guerra terminasse, nel gennaio 1918 aveva contestato la proposta di istituire una Società delle Nazioni basata sul principio intergovernativo, paradossalmente formulata dal Presidente degli Stati Uniti d’America (una Federazione di Stati).

La conoscenza dei principi federalisti consentì a Colorni, Rossi e Spinelli di superare le difficoltà di formulare un progetto politico ed istituzionale, riferito in primo luogo ai Paesi europei, per concorrere alla costruzione di un assetto mondiale di pace : “E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione d’insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea è l’unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possano svolgere su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo” (dal Manifesto di Ventotene).

Perché la Federazione Europea possa essere costruita anche in vista di un ruolo di pace da svolgere su scala planetaria (e non soltanto con riferimento alle pur importanti problematiche interne dei Paesi europei costituenti la Federazione) è necessario e urgente che le forze politiche nazionali abbandonino i vecchi schemi che hanno dato luogo a sopraffazioni e guerre : “La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti tradizionali cade ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale novissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido Stato internazionale” (dal Manifesto di Ventotene).

Il progetto federalista europeo di Colorni, Rossi e Spinelli fu un riferimento per alcuni gruppi politici che si batterono per la riconquista della libertà e della democrazia in Europa. Ma non vi furono le condizioni per dar luogo a quella Federazione di Stati, considerata essenziale perché i Paesi europei potessero svolgere il ruolo di pace nel mondo.

Il problema di come l’Europa possa esercitare tale ruolo è tuttora presente : il processo di integrazione politica e istituzionale compiuto dagli Stati europei a partire dalla dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) è stato inadeguato. Il metodo funzionalista/intergovernativo deve essere sostituito da quello federale. Necessita un’azione costituente del Parlamento Europeo, istituzione eletta dai cittadini europei che, quindi, ha i titoli per approvare una Costituzione per l’Europa Federale.

La lettura di questo Quaderno di Ventotene è utile per ricordare gli obiettivi politici e istituzionali della battaglia federalista dal confino di Ventotene al 1943/1944, validi ancora oggi per superare la crisi europea e della civiltà occidentale e concorrere alla costruzione di un assetto di pace per l’intero pianeta Terra.

Mario Leone, Vice Direttore dell’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”. Premessa al Quaderno di Ventotene n. 10 “Un progetto per l’unità dell’Europa. Dal Manifesto di Ventotene all’azione federalista nella Resistenza”

Il federalismo “è una concezione del divenire dei popoli fondata sul presupposto – ormai tragicamente comprovato dai fatti – che l’epoca degli stati nazionali è finita, che oggi non si può parlare di ordine interno delle nazioni, di progresso, di conquiste sociali ecc., se non nell’ambito di un ordine internazionale in difetto del quale i popoli diventano strumento d’imperialismo. Il federalismo è quindi un’esigenza che può essere sentita, come lo è, da uomini di ogni partito, classe, nazione, razza o religione, e come tale esce dagli schemi tradizionali dei partiti politici propriamente detti”.

Queste sono le parole di Eugenio Colorni nel terzo articolo del secondo numero de L’Unità Europea dell’agosto del 1943.

La “voce” clandestina del Movimento Federalista Europeo, nel solco dell’opposizione al regime fascista, prossimo alla disfatta con la “caduta” del governo Mussolini del 25 luglio e prima dell’armistizio dell’8 settembre, e che vedrà la guerra civile in Italia e la Resistenza, nasce per opera di un gruppo di federalisti europei che mette le proprie radici, e inizia il suo lungo percorso, ancora attualissimo, sull’isola di Ventotene nel 1939.

Ventotene, isola dell’arcipelago pontino : fu definitivamente destinata a luogo di confino politico nel 1930, dopo l’istituzione della misura di polizia in colonia con le leggi di pubblica sicurezza e per la difesa dello Stato** e con il progressivo spostamento dei confinati politici da Lipari (e da Ponza) e dei confinati comuni di Ventotene sull’isola siciliana.

Il Regime fascista sa che la misura del confino non è lo strumento “ideale” per eliminare dalla lotta politica i più validi elementi dell’opposizione, fiaccandoli fisicamente, perché si rivela “un’arma a doppio taglio”, rafforzando e favorendo lo scambio di idee che si sarebbero poi rivelate il fondamento della lotta civile e politica nel Paese e in Europa. In un fascicolo di Vigilanza del Ministero degli Interni (conservato presso l’Archivio centrale dello Stato) nel 1930 si legge : “Per quanto riguarda il ravvedimento dei confinati non c’è da farsi illusioni. Il confino è una vera scuola di sovvertivismo, non fiacca ma tiene accesi gli animi, fomenta odii, riaccende la fede nei tiepidi e difatti quando il confinato ritorna al proprio paese è quasi sempre più sovversivo di quando è partito. (…) Il risveglio sovversivo nel paese è dovuto in buona parte all’opera di questi ex confinati che al confino hanno appreso dai compagni più intelligenti e dai capi il modo più efficace e sicuro di svolgere la propaganda contro il fascismo”.


Ricordiamo che l’intero quaderno è scaricabile gratuitamente dal sito dell’Istituto di Studi Federalisti « Altiero Spinelli ».

* Pubblicata col titolo : “La nascita del federalismo europeo a Ventotene. Un progetto politico e istituzionale da rilanciare per superare la crisi dell’Unione europea”.

** Leggi definite “speciali” : in particolare, la legge di pubblica sicurezza cioè il regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848, poi confluito nel testo unico approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e la legge sui provvedimenti per la difesa dello Stato cioè la legge 25 novembre 1926, n. 2008. Nel 1931, alla voce “confino”, l’Enciclopedia Treccani (vol. XI) precisava : “A differenza delle sanzioni penali vere e proprie, il confino non richiede una responsabilità giudizialmente accertata per fatti considerati dalla legge come reati, ma soltanto una condotta tale da produrre un pericolo effettivo alla sicurezza pubblica o all’ordine politico, e tale da consigliare l’autorità a togliere il soggetto pericoloso dal luogo della sua residenza e sottoporlo a particolare vigilanza per un periodo di tempo che può variare da 1 a 5 anni. La misura di polizia del confino completa pertanto la funzione punitiva della legge penale e non lascia la società e lo Stato indifesi contro colore che, pur non incorrendo in specifiche condanne per reati, presentano in sommo grado una pericolosità spesso più grave e più nociva di quella derivante dalla consumazione di reati scoperti e puniti”.

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