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Ultimi commenti

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    15 gennaio 2015  23:24, di Giuseppe

    Quello che ci manca per fare l’Unione Europea è un fattore unificante che ci faccia sentire europei. È questa la vera debolezza dell’Unione Europea. È la vera differenza tra l’europeo e l’americano: il primo, quando si sveglia, si sente francese, spagnolo, italiano, estone etc etc, il secondo è americano. Quest’elemento dovrebbe essere una lingua comune, che io credo che si possa identificare con l’esperanto, una lingua artificiale e creata apposta per essere facile per tutti i ceppi linguistici. Naturalmente ciò non comporterebbe all’eliminazione della propria lingua, bensì alla creazione di una seconda lingua ufficiale (come accade in Lussemburgo per il tedesco, il francese e il lussemburghese). In questo modo tutti potrebbero comunicare con tutti, ovviando i problemi legati al multilinguismo, che non si ferma alla mancanza di comunicabilità tra le istituzioni dell’Unione europea ed i vari cittadini e tra gli stessi, ma anche ad un livello d’applicazione della norma europea. La traduzione giuridica non sempre dà un significato uguale in tutte le lingue, ma anzi questo causa sottigliezze che possono determinare il potere di un’istituzione o l’applicazione di una norma. Questi dubbi rallentano i giudizi e la burocrazia, creando, di fatto, una macchina meno efficiente.

  • Un Grande Presidente

    15 gennaio 2015  07:35, di chiara stigliani

    grazie presidente .i auguro che il prossimo sia come lei con stima

  • L’11 settembre dell’Europa

    13 gennaio 2015  16:37, di Antonio Longo

    Gli aerei dirottati che colpiscono le Twin Towers simboleggiano l’attacco alla potenza politica-tecnologico-militare americana. La strage di Charlie Hebdo simboleggia l’attacco ai valori che la laicità della civiltà europea esprime. Sono due diversi 11 settembre, ma entrambi opera di un terrorismo della stessa matrice ideologica.

  • L’11 settembre dell’Europa

    8 gennaio 2015  23:07, di Francesco Maria Mariotti

    Grazie della riflessione. Io non sono del tutto d’accordo nel definirlo «11 settembre dell’Europa». L’attacco dal punto di vista simbolico è pesantissimo, ma non dobbiamo vedere un gigante dove non c’è, come dice la bella frase di Marek Halter. E dobbiamo guardare alla complessità di questo fenomeno con freddezza.

    Ho scritto in modo più approfondito qui http://mondiepolitiche.blogspot.it/2015/01/la-guerra-strana-che-non-deve.html

  • Una vittoria della democrazia europea

    21 dicembre 2014  18:03, di giuseppe marrosu

    Franchement, on en a assez du Royaume-UniAssez de concessions aux Anglaises. Assez de manque de democratie aussie. S’ils veulent sortir, qu’ils sortent.

  • Fare gli europei

    21 dicembre 2014  17:57, di giuseppe marrosu

    Anch’io sono tra i pochissimi. Anche se ho idea che, se ci contassimo, non saremmo poi «così pochissimi». Sull’inglese concordo al 100%, ma ancor più che sulle istituzioni scolastiche conterei sui mass-media: radio, TV, internet... Per i giovanissimi ci vorrebbero più trasmissioni in lingua originale, penso in particolare ai cartoni animati per i bambini in età prescolare. Per noi grandi invece ci vorrebbero dei media internazionali che: 1. si focalizzassero sul servizio allo telespettatore e all’elettore europeo e sulle questioni economiche, politiche, culturali ecc. della UE e dell’eurozona in particolare, 2. avesse sedi in tutta Europa ma un’unica redazione centrale e 3. l’inglese come lingua di lavoro e lingua unica dell’edizione principale delle trasmissioni (salvo restando la possibilità per chi non conosce l’inglese di seguire delle traduzioni in differita in lingue diverse oltre che di poter contattare la redazione in tali lingue). Io personalmente non ne posso più del claustrofobico dibattito politico sui media italiani, che riportano tutto quello che dicono Brunetta o Grillo o Vendola, ma trascurano Junker o Schultz o quel che succede negli altri Paesi UE, quando tutti sanno che le decisioni strategiche per l’Italia o si prendono in un contesto Europeo o Atlantico o non si prendono (o vengono prese da potenze esterne per noi abitanti dell’Eurozona). E sono convinto che neanche canali come Euronews possano «fare gli europei» in quanto fatti dalle reti nazionali che si federano senza fondersi, lasciando che il dibattito Europeo rimanga all’interno dei singoli Stati Membri, chiuso dalle frontiere linguistiche. Renzi aveva parlato di una iniziativa per una TV europea, che ne è stato? Eppure lui di solito mantiene le promesse! No, davvero!

  • Che cosa non convince nel piano Juncker

    14 dicembre 2014  03:06, di Francesco Franco

    UNA OPINIONE CONCORRENTE [segue] Al conseguimento di questo scopo è orientata l’iniziativa di democrazia diretta si, avete letto bene, (DIRETTA! proprio come auspicato dai vari Movimenti alla spasmodica ricerca del consenso elettorale ma incapaci di un progetto politico organico) perché i trattati UE già dal 2009 attribuisono a un milione di cittadini UE il diritto di iniziativa legislativa (che nella UE è monopolio della commissione): ovvero proporre all’organo di governo l’adozione di misure su temi che sentono come cruciali] come cruciale è il New Deal 4 Europe di cui spero le forze politiche italiane (non finanziate da Mosca) vorranno, con lungimiranza, coglierne e sostenerne le valenze, poiché chiamando intorno ad esse uomini e statisti che vedono ciò che rappresenta davvero il bene comune non si corre dietro alle facili illusioni populiste, lepeniste o putiniste). Qualora pur condividendo la filosofia dell’iniziativa non fosse possibile una sottoscrizione cartacea fisica della stessa per facilmente intuibili ragioni logistiche invito a sottoscriverla cliccando sul seguente link: https://ec.europa.eu/citizens-initiative/REQ-ECI-2014-000001/public/index.do?lang=it.

  • Che cosa non convince nel piano Juncker

    14 dicembre 2014  02:46, di Francesco Franco

    UNA OPINIONE CONCORRENTE La risposta alla crisi finanziaria internazionale che pretende di dare il Consiglio UE è puramente nazionale (in quanto fondata sul risanamento e riequilibrio dei bilanci nazionali) da effettuare in base a parametri di convergenza che rappresentano una specie di letto di Procuste. La risposta che dovrebbe essere data ad una crisi finanziaria internazionale è necessariamente sovranazionale e richiede un bene pubblico al livello corrispondente (e cioè continentale). Nel caso di una città a rischio esondazione (per esempio Venezia) il bene pubblico al livello adeguato è costituito da un argine (e non dalla privata o famigliare edificazione di muretti o messa in opera di sacchetti i sabbia), nel caso di una città a rischio di bombardamento aereo (per esempio Dresda alla fine della seconda guerra mondiale) il bene pubblico al livello adeguato non potevano essere i privati rifugi nelle cantine (ma avrebbe dovuto essere un gruppo di batterie di contraerea di cui la città era stata sguarnita) così nell’eurozona il bene pubblico non può essere cecato nel riordino dei bilanci nazionali perché è invece costituito da un «bilancio europeo» finanziato con risorse non statali anche private. Nello specifico la zona euro potrebbe creare un fondo per il benessere sociale che promuova e sostenga anche con l’apporto di capitali privati gli investimenti eccellenti:
    - sicuramente strategici (come l’alta velocità e l’alta capacità, come la ricerca e lo sviluppo che possono derivare dall’acquisizione della capacità conservare e permettere il trasporto delle energie solari e rinnovabili),
    - con elevato ritorno sul capitale investito (selezionati dalla BEI a livello continentale). la risposta alla crisi finanziaria internazionale che pretende di dare il Consiglio UE è puramnte nazionale (in quanto fondata sul risanamento e riequilibrio dei bilanci nazionali) da effettuare in base a paremetri di convergenza che rappresentano una specie di letto di procuste. La risposta che dovrebbe essere data ad una crisi finanziaria internazionale é necessariamente sovranazionale e richiede un bene pubblico al livello corrispondente (e cioé continentale). Nel caso dell’eurozona il bene pubblico è costituito da un «bilancio europeo» finanziato con risorse non statali Nello specifico la zona euro potrebbe creare un fondo per il benessere sociale che promuova e sostenga anche con l’apporto di capitali privati gli investimenti eccellenti:
    - sicuramente strategici (come l’alta velocità e l’alta capacità, come la ricerca e lo sviluppo che possono derivare dall’acquisizione della capacità conservare e permettere il trasporto delle energie solari e rinnovabili),
    - con elevato ritorno sul capitale investito (selezionati dalla BEI a livello continentale). [continua]

  • Che cosa non convince nel piano Juncker

    8 dicembre 2014  20:40, di Francesco Franco

    2) (segue) Un fondo Junker o Verohfstadt o simile «per il benessere sociale» (preferisco chiamarlo così - in luogo di ND4E - senza cedere alla moda degli acronimi esoterici in modo che il suo obiettivo sia chiaro per tutti) da mettere in opera al livello adeguato é una necessità non eludibile e pertanto qualsiasi embrione del medesimo - una volta operativo - é probabile che se opportunamente covato evolva rapidamente verso il bene pubblico necessario. La crisi finaniaria a cui ci troviamo confrontati é internazionale (e deriva essenzialmente dall’indebolimento finanziario degli Stati Uniti che nei precedenti 60 anni trassero ampi benefici dalla utilizzazione del dollaro come moneta di riserva e, grazie alla loro oggettiva posizione dominante negli scambi intercontinentali sostanzialmente dettarono le regole di funzionamento del sistema monetario internazionale e della organizzazione degli scambi commerciali interstatali). A questa crisi pertanto necessita dare risposte al livello adeguato. Pretendere il contrario (e cioé il mero coordinamento UE di politiche di bilancio che restino sostanzialmente nazionali equivale a richiedere ai cittadini di una città periodicamente soggetta ad alluvioni di erigere davanti alla porta della propria casa o giardino muretti o collocare sacchetti di sabbia (trascurando che in tal modo se gli abitanti resteranno singolarmente all’asciutto) le strade dell’abitato saranno comunque sovente trasformate in impraticabili torrenti. In questo caso il bene pubblico che occorre fornire al livello adeguato é «un argine». E’ il caso di Venezia (ove l’argine - Mose - è in costruzione).

    Del pari se una città tema di essere bombardata e - seppure per necessitate ragioni di bilancio - consigliasse ai residenti di utilizzare i rifugi antiaerei ma si sguarnisse del bene pubblico adeguato per proteggerla (i suoi residenti in caso di azioni belliche salveranno individualmente, per lo più, le loro vite) ma la città verrà comunque a trovarsi esposta a distruzioni che polverizzeranno le sue abitazioni ed il suo tessuto storico urbanistico determinando un grave e persistente ed in qualche caso definitivo depuaperamento della sua ricchezza.

    Fu il caso (tristemente noto, eppure realmente avvenuto poco prima della fine della seconda guerra mondiale) dei bombardamenti alleati del gioiello culturale tedesco di Dresda. (Le azioni aeree furono dettate, sembrerebbe, come sostengono taluni storici, dal desiderio alleato di ammonire i Russi sulla capacità offensiva convenzionale Atlantica).

    In questo caso «il bene pubblico al livello adeguato» per Dresda sarebbe stato «un gruppo di batterie antiaeree» di cui la città era invece stata rigorosamente privata - per mancanza di risorse - dovendosi privilegiare la difesa sul fronte russo.

  • Che cosa non convince nel piano Juncker

    8 dicembre 2014  19:10, di Francesco Franco

    Non posso non concordare con l’impiento generale dell’articolo. Vorrei però aggiungere due considerazioni che ritengo non marginali:

    1) più volte i federalisti sono stati messi di fronte all’aut aut se accontentarsi dell’uovo oggi o insistere per avere la gallina. Più volte ci siamo ragionevolmente accontati dell’uovo, lo abbiamo covato o fatto covare e ne abbiamo poi ottenuto l’attesa Gallina. Le CEE succeduta alla Ced fu una di queste uova. Da cui, 54 anni dopo, nasce la gallina UE. Gallina (che nei primi anni 90 del secolo scorso) pareva persino essere una Gallina dalle uova d’oro. Per altro a ben vedere quello che gli eurodeboli ritorcono contro la Gallina Euro é proprio di avere smesso da qualche anno di fare le ova d’oro (ma di depositarne di normali soltanto). Questo piano Junker pur con tutti i suoi limiti e difetti - di cui bisogna essere ben consapevoli - mi pare un altro uovo da covare. Anche perché nelle relazioni intergovernative (poiché restiamo ancora a tale stadio occorre accettare che i passi avanti - pur significativi nei principi - iniziando da questioni certamente importanti ma trovando accordi su aspetti limitati, speciali o molto specifici). Che poi il piano non preveda un’ obbligazione di aderire al fondo «per il benessere sociale» (lo chiamerei così - e non ND4E - in modo che sia ben chiaro a cosa serve) non rientra forse nella posizione federalista secondo cui a questo stadio dell’integrazione europea occorre rifondare ed approfondire l’Unione facendo appello alle regioni interessate (così da non ingaggiare a forza dei marinai non interessati a raggiungere la meta finale) ? Se inoltre il Parlamento sarà solo «tenuto informato» ciò equivale alla situazione in cui si trovava l’Assemblea parlamentare CEE nei primi anni 50 quando era praticamente priva di poteri effettivi (il che non ha impedito l’evoluzione a cui si é oggi pervenuti e non impedirerà al Parlamento di appropriarsi della funzione per esso essenziale e primaria (che ha giustificato storicamnte nel tempo e nei secoli la loro esistenza, ovvero, controllare l’uso e ragionevolmente, se possibile, limitare la quantità di risorse da assegnare al Re, Governo, Leviatano [ora Consiglio: una sorta di Idra governativa dalle 28 teste]. (continua)

  • Scampato pericolo o occasione persa?

    20 settembre 2014  17:22, di Jean-Luc Lefèvre

    Une victoire des Unionistes à la Pyrrhus! Quand les peuples se réveillent, comme en 1848, les concessions ne peuvent suffire! Tout au plus permettent-elles de mener un combat retardateur, de gagner du temps, de repousser ce moment qui verra les états-nations s’asphyxier de leur impuissance à gérer, comme par le passé, des compétences qui ne s’accommodent plus des frontières. Et l’emploi en est une, dès l’instant où les frontières de nos souverainistes, de nos unionistes de tous poils, permettent les délocalisations! Et la gestion des migrations en est une, dès l’instant où les migrants se moquent des frontières! Et la protection de l’environnement en est une... ! Tous les Cameron de l’Union européenne se sont toujours accrochés aux frontières parce qu’elles leur permettaient d’être lâches en déléguant à d’autres leurs devoirs aux frontières... extérieures tout en bétonnant les privilèges de leurs bastions financiers et en s’exonérant de leurs responsabilités en s’abritant derrière Bruxelles.

    Une occasion perdue donc en Ecosse? Dans l’immédiat, peut-être, pas à moyen terme.

  • Sì o No? Siamo tutti scozzesi

    18 settembre 2014  22:16, di Jean-Luc Lefèvre

    Tous écossais? Bien sûr!!! Parce que convaincus ,que seule l’Europe des régions n’a de sens! Hier, jusqu’au XVIIIe siècle, seules les régions faisaient la richesse du continent, du Piémont italien à Lyon, de Catalogne au Languedoc, de Londres aux Flandres...L’état nation est un usurpateur!

  • Sì o No? Siamo tutti scozzesi

    18 settembre 2014 11:25, di Jacopo Barbati

    Salve a tutti.
    Le «aspirazioni regionaliste» sono, secondo me, mai legittime e sempre velleitarie. Siamo nel mondo globalizzato, cercare autonomia a livello regionale non ha assolutamente senso. Ha senso applicare il principio di sussidiarietà, ma qui parliamo di altro: una Scozia indipendente avrà una politica estera autonoma e conterà ancora meno, nel mondo, di quanto contasse il Regno Unito. Gli indipendentisti sono convinti di riuscire a gestire i rapporti con Cina, Russia, USA, Brasile, India a livello paritario? Poveri illusi. Hanno tutto da perdere e niente da guadagnare. Senza contare che una eventuale indipendenza scozzese non farebbe altro che innescare scintille indipendentiste che in Europa sono un po’ dappertutto. E forse è anche un po’ colpa di una UE disunita (o meglio: unita male), che per le questioni importanti lascia tutto in mano agli Stati nazionali, con risultati deludenti che giustificano certe velleità. Infine, segnalo questo mio articolo di un paio di anni fa e ricordo che il nazionalismo è da sempre e sarà per sempre il nemico del federalismo (europeo).

    Saluti

  • L’Europa che dorme e il mondo che corre

    17 settembre 2014  15:47, di Michele Ballerin

    Caro Giorgio, il fatto che l’Europa debba emanciparsi dall’egemonia statunitense non toglie che gli USA restino nostri «cugini». Né la Russia né la Cina possono definirsi democrazie liberali. Un’alleanza politico-culturale su un piano paritario fra USA e Europa per bilanciare il peso geopolitico degli altri giganti mi sembra scritta nella storia per i prossimi decenni. L’importante è che sia alleanza e non sudditanza; che l’Europa freni gli USA nelle loro tendenze egemoniche mentre fa lo stesso con la Russia (adoperandosi, ad esempio, per togliere l’osso ucraino dai denti dei cani russo e americano); e che, soprattutto, cerchi di ricondurre entrambi, insieme alla Cina e a tutte le altre potenze emergenti, sotto l’ombrello delle istituzioni internazionali (ONU in primis) per costruire insieme, con tutto il tempo che ci vorrà, un quadro di diritto sovranazionale che renda sempre più improbabile il ricorso alla forza militare per la risoluzione dei conflitti. Questo voleva essere l’assunto, esplicito e implicito, dell’articolo. Non di parteggiare per questo o quello.

  • L’Europa che dorme e il mondo che corre

    16 settembre 2014  09:37, di Giorgio Pagano

    Un articolo curioso. Dove si scrive di Europa che finora ha seguito gli Usa, e poi con la Russia si invita l’Europa a vederla come gli Usa. Insomma finora siamo stati colonia ma con le loro armi, ora dovremmo essere sempre colonia ma con le armi nostre e pagate da noi. Francamente meglio la prima Europa. Altro discorso sarebbe stato scrivere di una Europa indipendente con un proprio esercito e, ovviamente, indipendente in tutto, ergo fuori dalla Nato che, dopo la fine del Patto di Varsavia, non ha alcuna ragione di esistere, se non colonialmente.