1 2 3 4 5 6 7 8 9 > ...

Novità sul Web

1 2 3 4 5 6 7 8 9 > ...

Ultimi commenti

  • L’Europa vince, il riformismo nazionale perde

    Ieri  18:16, di Antonio Longo

    Il commento della nostra amica è solo un elenco di parole e di aggettivi negativi, secondo un certo stile che si è imposto in questa campagna referendaria. E che è la conseguenza della subalternità culturale al populismo che ha investito certi settori della sinistra, da decenni orfani di un pensiero politico capace di fornire le coordinate per interpretare i fatti e realtà politica del mondo. Come era chiaro, la tesi del mio articolo è che il riformismo italiano ha fallito, persino in un compito apparentemente semplice e sul quale la gran parte delle forze politiche erano inizialmente d’accordo: il superamento del «bicameralismo perfetto», una cosa che esiste solo in Italia (e in Romania). Di questo fallimento è responsabile (cito il mio articolo) «tutto il riformismo, non solo quello che era rappresentato dal e nel governo, ma anche quello che sta ed è rappresentato dall’opposizione. Perché il messaggio è chiarissimo, anche grazie alle percentuali della sconfitta: l’Italia è un Paese non riformabile da sé». E questo è «Una catastrofe per la sinistra italiana». Mi pare una constatazione. In altri termini: se i «riformisti» italiani (sia del No che del SI’) non sono stati capaci di fare una riforma del genere, beh allora questa è la conferma che il riformismo in questo Paese è veramente morto. E che le vere riforme, anzi le «rivoluzioni» continua e continuerà a farle il processo di unificazione europea, come ci hanno anticipato gli uomini di Ventotene, che non vanno omaggiati con qualche facile slogan, ma apprendendone l’insegnamento più profondo: bisogna fare la Federazione europea non perché è un bel sogno, ma perché gli stati nazionali sovrani non sono più in grado di assicurare progresso, giustizia e libertà ai propri cittadini. Se è così allora è inevitabile che la politica diventi pura lotta di potere per la sopravvivenza delle varie fazioni. «Se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie» (dal «Manifesto di Ventotene»). E le vecchie aporie del passato si sono ampiamente manifestate anche nella violenza del linguaggio di questa Campagna referendaria. Anche da parte della nostra cortese amica.

  • L’Europa vince, il riformismo nazionale perde

    Ieri  12:27, di roberta de monticelli

    Questo articolo è di una superficialità e di un’arroganza sconcertanti, ed è molto doloroso che sia pubblicato su un sito europeista. Il suo ragionamento è inaccettabile. Ma come, il senso era dunque di mostrarci capaci di autoriformarci a prescindere dai contenuti pessimi della riforma e dal modo ancora peggiore in cui il governo ha tentato di imporla? E come si permette l’autore di decidere per me quali sono state le mie ragioni per votare NO? Questo mi conferma purtroppo nella sensazione che non sia ne’l’Europa ne’ la civiltà, la competenza, il merito e la trasparenza che stavano a cuore al Presidente del Consiglio, ma solo l’apparenza. Il sembrare a tutti i costi: anche la prepotenza, la sordità, l’arroganza. Eh NO! Viva l’Unione Europea, Viva Altiero Spinelli, viva il suo pensiero pagato con trent’anni di carcere. Viva la Costituzione.

  • Trump Presidente: e adesso?

    16 novembre 2016  15:23, di Giuseppe Marrosu

    @francesco franco:

    Mi piace la tua proposta. Una Unione Europea 2. Bisognerebbe partire dai valori fondamentali e vedere quali Paesi vi si riconoscono. Si eviterebbe così di mettere insieme Paesi dalle Costituzioni incompatibili (addirittura con forme di governo diverse, monarchie ereditarie e repubbliche) per poi cercare di trovare una Costituzione che vada bene per tutti! Addirittura di potrebbe utilizzare una Costituzione già esistente, per esempio quella francese. Si potrebbe a quel punto escludere i tanti Paesi UE incompatibili, indegni anche se europei, e aprire invece a Paesi extraeuropei compatibili, dato che il parametro per entrare non sarebbe più geografico ma socioculturale. Bisognerebbe anche interpellare i cittadini dei vari Paesi con referenda preceduti da una lunga e approfondita riflessione pubblica; il primo: «siete d’accordo con la costituzione proposta?», il secondo: «volete cominciare quest’avventura con gli altri Paesi che hanno risposto positivamente al primo referendum?». Questo coinvolgere i Popoli come protagonisti eviterebbe lo scollamento tra popolo ed elites nato dalla politica dei piccoli passi calati dall’alto verso il basso. Si potrebbe buttare giù una petizione, che ne dici?

  • Trump Presidente: e adesso?

    13 novembre 2016  02:12, di francesco franco

    Se si analizzano le cause che hanno condotto all’elezione di Donald Trump che sono eminemtemente economiche (l’accentualrsi delle disparità sociali negli Stati uniti d’America) si dovrebbe concludere che più che potenziare la difesa europea comune si dovrebbe invitare il Governo italiano a farsi subito promotore di un’ iniziativa per far sopravvivere il progetto di un’europa federale convocando una nuova convenzione, aperta a tutti gli stati membri della UE che vi si dichiarerranno interessati , per ritrovare quel legame - attualmente perso - con il popolo.

    Si dovrebbe pertanto invitare il Governo italiano in tale convenzione a tornare a parlare una lingua comprensibile a tutti ed a proporre un progetto di «Unione Europea» per il lavoro e l’occupazione, dotata di sufficienti risorse proprie e di un governo responsabile davanti al Parlamento Europeo per: il sovranazionale controllo dei processi mondiali (di globalizzazione, delle politiche ambientali, della formazione di un mondo multipolare); per la messa al bando delle pratiche di dumping sociale (vera propria forma di concorrenza sleale), per la tutela dei diritti civili, dei diritti delle donne, dei richiedenti asilo e, per i diritti sociali.

  • Le responsabilità degli Europei dopo il voto americano

    9 novembre 2016  20:26, di Jean-Luc Lefèvre

    Que dire encore après ce remarquable exercice? Une révolte contre l’establishment? Certes! Mais avec les lunettes des seuls Etats-Unis, à contre-courant de ce qu’a tenté de faire la région wallonne, ce confetti en terres européennes, avec le Traité économique avec Ottawa. Elle a été insultée et mise au ban! Des occasions manquées, comme le rejet d’un gouvernement économique sous Mitterrand (une France décidément experte depuis le rejet de l’Europe de la Défense...Des tentations aussi, comme celle des accords bilatéraux Sans oublier le seul enjeu de demain: le projet fédéraliste, encore et toujours. Qu’ajouter donc à la réflexion de M. LONGO? Une chose, une seule. Notre refus d’entendre encore l’amalgame entre «plebs» et «populus» qui vise à discréditer le second en le réduisant à l’inculture et à la marginalité des non initiés, des péquenauds. En critiquant la manière dont l’Europe gère ses classes moyennes et populaires, dans le cénacle des salons insonorisés, je ne suis pas plébéien, ni populiste, mais seulement CITOYEN! Un mot qui fait peur de nos jours, même à VERHOFSTADT quia suggéré, parce que flamand avant d’être démocrate, de contourner les atermoiements de la Wallonie!!!

  • Difesa Comune Europea: l’utopia che si “riaccende” dopo sessant’anni

    1 novembre 2016  22:39, di Giuseppe Marrosu

    Una difesa comune e tanto più un esercito comune senza un governo centrale dotato di legittimità e autorevolezza?

    Lo vedrei come un passo falso. Su quali territori e infrastrutture e su quali servizi segreti potrebbe contare, visto che tutte queste cose rimarrebbero sotto il controllo degli Stati Membri? A chi risponderebbe? Chi potrebbe ordinarne l’intervento? In quanti potrebbero invece impedirne il dispiegamento? E se venissero mantenuti gli eserciti nazionali, questo 29° esercito dell’Unione non sarebbe forse più o meno debole quanto gli altri 28? E così, sottraendo risorse a questi ma senza raggiungere dimensioni significative, renderebbe l’Europa ancora più debole militarmente.

    Intanto molti europei si chiederebbero perché migliaia di soldati e miliardi di euro in armamenti e stipendi vengono messi al servizio di una struttura sovranazionale apparentemente fuori da ogni controllo democratico, e con quale legittimità questa nuova forza decide di cominciare una guerra impopolare, o al contrario rimane inerte davanti a degli orrori cui potrebbe porre fine. Praticamente le stesse critiche, mutatis mutandis, che vengono rivolte all’euro: che legittimità ha la BCE, perché fanno così, perché non fanno cosà, e chi gli paga gli stipendi ecc..

  • Difesa Comune Europea: l’utopia che si “riaccende” dopo sessant’anni

    31 ottobre 2016  15:43, di francesco franco

    Sono scelte «impopolari» solo se si omette di spiegare ai cittadini quello che in termini di aiuti alla cooperazione si farà (con le enormi somme ed i molti denari risparmiati perché tolti all’industria bellica) a favore dei paesi poveri in particolare nord-africani da cui oggi fuggono migliaia di persone.

  • Saladino, Ventotene e i Trattati di Roma

    6 ottobre 2016  00:59, di Giuseppe Marrosu

    Il problema con la soluzione che propone Armellino in questo bellissimo articolo è che essa è affidata alla stessa gente che crea i danni: i rappresentanti di governi (nella commissione) e popoli (nel parlamento) che sono contrari a federare i Paesi Europei. Basti pensare che sia tra i commissari sia tra i parlamentari ci sono dei britannici. E prendono parte alle decisioni sul futuro della UE. Un futuro nel quale si suppone loro saranno assenti.

    Io propongo invece, soprattutto a questo punto, che i Paesi che ci stanno si uniscano, scegliendone uno tra di essi che si annetta tutti gli altri come la Repubblica Federale Tedesca fece con la Repubblica Democratica Tedesca nel 1990. Questo dovrebbe avvenire nel rispetto della volontà popolare, dei principi repubblicani e democratici e nel rispetto della diversità dei popoli.

  • Guérot: Un invito a pensare coraggiosamente sul futuro dell’Europa

    6 ottobre 2016  00:36, di Giuseppe Marrosu

    Cercare di riformare la UE non funzionerà. Tra i 28 governi ce ne sarà sempre qualcuno (tutti forse) che si opporrebbe.

    Propongo che dovremmo cercare invece di unire tra loro gli Stati che ci stanno facendoli confluire su uno Stato già esistente, alla maniera della riunificazione delle Germanie. Lo Stato che più si presta a fare il ruolo della RFT è la Francia, perché:

    1) è una repubblica;

    2) è basata su valori universali e condivisibili (libertà, equaglianza e fraternità);

    3) adotta l’euro, è membro della NATO e della zona Schengen;

    4) è abbastanza grande da garantire il successo all’operazione (se anche solo una tra Italia e Germania si uniscono), ha istituzioni solide, tecnologia avanzata, potenza militare, una grande capitale, territori oltremare, uno spazioporto e gode di uno status internazionale privilegiato...

    5) ma non è tanto grande da non aver bisogno di noi, né da poterci imporre ciò che vuole (come farebbero gli USA).

    Per superare pericoli e difficoltà, la nuova creatura politica dovrebbe ispirarsi all’esempio dell’India e degli USA, puntando decisamente alla partecipazione democratica nella sua formazione e gestione (l’Europa dall’alto non ha funzionato), nel rispetto delle diversità anche linguistiche (pur non escludendo di adottare una lingua COMUNE che non dovrà essere UNICA). Dovremmo lasciare la porta aperta ai vecchi Paesi: a quelli che soddisfano dei precisi criteri d’adesione e si candidano a entrare (anche Paesi non Europei) e a chi vuole uscire, con regole precise ed eque. Questo è fondamentale perché dare ai cittadini la possibilità di tirarsi indietro è non solo giusto e coerente con il diritto all’autodeterminazione, ma è anche un modo per vincere la paura che la nostra società si trasformi in un Superstato oppressivo e lontano dai cittadini. Quanto alla possibilità di accogliere nuovi territori questa non dovrà mai venir meno fintanto che ci saranno popoli che si vogliono unire a noi: non c’è nessuna giustificazione per chi predica valori universali e poi rifiuta di aprire la porta a qualcuno perché «non è Europeo».

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la gente su questo sito di questa proposta... e anche la Professoressa Guèrot.

  • Guérot: Un invito a pensare coraggiosamente sul futuro dell’Europa

    6 ottobre 2016  00:34, di Giuseppe Marrosu

    Condivido tutto. Il problema della UE sono gli Stati Nazione. Negano all’unione una capacità d’azione indipendente dalla loro volontà, così ogni iniziativa comune è soggetta al veto di uno dei 28 governi nazionali. Poi quando puntualmente la UE fallisce, gli stessi governi si accusano l’un l’altro o accusano le istituzioni centrali UE o - ancora meglio - «l’Europa»: ché non specificando se ci si rivolga ai primi o alle seconde, non si rischia di provocare risposte.

    In altre parole tutto è da rifare. Per quanto affezionati alla UE dobbiamo ammettere che si è imboccato un vicolo cieco. Si è cercato di superare gli Stati Nazionali riunendoli in un’organizzazione internazionale. Sarebbe un po’ come cercare di far passare il vizio del bere a degli ubriaconi impenitenti riunendoli in un gruppo dell’Anonima Alcolisti, e poi stupirsi se le riunioni vengono tenute nei bar e si concludono regolarmente con delle risse tra ubriachi. Infatti è stato sorprendentemente facile convincere gli Stati ad aderire. Troppo facile.

  • Saladino, Ventotene e i Trattati di Roma

    4 ottobre 2016  13:48, di Jean-Luc Lefèvre

    L’importance des symboles en politique? Bien sûr! L’importance pour nos amis Italiens de commémorer en mars prochain le 50e anniversaire des traités de Rome? Bien sûr! Mais pourquoi taire la «Manifestation du 25 mars 2017 au-delà la péninsule, pourquoi ne pas y convier aussi le reste de l’Europe et, d’abord, de jeunes fédéralistes Européens? Pourquoi ne pas, amis Italiens, convoquer ici vos réseaux diplomatiques en Europe pour donner à l’évènement toute le retentissement qu’il mérite? Tant pis, donc, si un détour par Saladin et Ventotene s’impose ici pour faire comprendre l’importance de la chose , un détour très bien décrit d’ailleurs par un jeune historien, déjà familier avec la»longue durée" chère à BRAUDEL!

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    3 luglio 2016  15:39, di Giuseppe Marrosu

    Se l’Inghilterra uscirà davvero dall’UE la candidatura dell’inglese come lingua comune ne risulterà paradossalmente rafforzata. Senza ormai più nessuna grande nazione di lingua inglese nella UE solo Irlanda, Malta e Cipro potrebbero trarre indebitamente vantaggio dalla sua «incoronazione». Dunque meno accuse di favorire alcuni Stati con tale scelta. E se il contraccolpo della Brexit non la disintegrerà del tutto, anche la UE ne risulterà molto più unita e forte e con esigenze maggiori di semplificazione di leggi e regole e di partecipazione popolare democratica. Questo aumenterà la probabilità che una e una sola lingua comune venga infine riconosciuta come necessaria per il buon funzionamento della nostra società, sempre fatta salva la difesa della diversità (e dunque le lingue locali sì, per l’uso locale; 1 lingua comune sola, per gli usi in comune: documenti ufficiali, dibattiti a livello UE sia tra i politici sia tra la gente comune, notiziari non locali...). Per quanto riguarda l’Interlingua è una proposta che non mi piace e non mi convince, ma ho già detto e lo ripeto: che siano gli europei a scegliere democraticamente se serve o meno una lingua comune, quante ce ne vogliano, se una o due o tre o più, e quale debba (o quali debbano) essere.

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    25 giugno 2016  13:39, di Jean-Luc Lefèvre

    Aspetto molto dall’Italia!

    «Se fédérer ou mourir»...C’est, en effet, le moment de décider! Après tout, la «crise», étymologiquement pour nos chers Grecs, c’est le moment privilégié pour choisir son destin. Osons, nous aussi, notre liberté! Souvenons-nous de de ROUGEMONT: «Le futur est notre affaire», pas celle de Washington, de Moscou ou de Pékin!

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    24 giugno 2016  18:03, di francesco franco

    Io penso che si possa qui citare anche Michele Ballerin che ha pubblicato nel blog de l’Expresso un articolo simile con una tesi che si riassume in queste poche righe «l’unica cosa che oggi vogliamo sentire da chi ci governa è la parola chiara e definitiva: se l’Europa non vuole naufragare, dovrà fare il passo decisivo verso l’unione politica. Subito, e non in un futuro imprecisato. “Federarsi o perire”: ecco il significato del 24 giugno. E il vostro parlare sia “sì, sì, no, no”: il resto viene dal maligno… Perché è il momento di decidere.»

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    24 giugno 2016  17:57, di francesco franco

    Riformulerei la citazione come segue: “contro ogni logica abbiamo resistito ad Hitler, che aveva già sottomesso il continente, perché siamo un popolo stupido. Se avessimo trattato avremmo perso. Ma poiché siamo stupidi, abbiamo deciso di resistere ed [hanno vinto gli americani ed i russi] noi abbiamo perso... l’impero (ma i più anziani non se ne sono ancora resi conto)”.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016  12:06, di Politico

    Infelicemente, le adresse non functiona technic. Per favor, cerca in le Wikipedia italian Interlingua de IALA, proque iste lingua non es «latino sine flexione» de Giuseppe Peano.

    Alternativa: http://www.interlingua.com/interlingua-it

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016 11:37, di Jacopo Barbati

    È vero che esistono altre lingue ausiliarie, ma io personalmente continuo a preferire l’esperanto al latino sine flexione (qui chiamato «interlingua»), in quanto quest’ultimo presenta evidenti vantaggi solo per i madrelingua di lingue romanze. Saluti

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016  11:24, di Politico

    Le discussion va in un direction false. Il non ha solo Latino o Esperanto. Le exito se appella INTERLINGUA:

    Interlingua es un lingua complete perfecte pro communication international a causa de su vocabulario international e un grammatica totalmente regular – sin exceptiones. Centos de milliones comprende Interlingua a prime vista. Interlingua functiona in casa, in scholas, in officios - in omne locos, ubi on necessita communication sin frontieras. Il ha multe materiales – sur papiro e electronic: litteratura original o traducite, belletristic o professional, magazines o brochures, e-libros, sitos in Internet. Le avantages es numerose.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Interlingua_(lingua_ausiliaria)

  • La campagna per il referendum sulla Brexit vista da Londra

    22 giugno 2016  00:34, di Libertà!

    Ottimo sguardo d’insieme e condivisibile riflessione finale. Incrociamo le dita!

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  23:59, di francesco franco

    http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_17/watson-usati-toni-modi-estremi-7e75f00a-33ff-11e6-b8e9-6b78a4af30ec.shtml. Consiglio vivamente la lettura di questa intervista pubblicata con grande intelligenza dal Corriere della Sera per capire ancora meglio le dinamiche elettorali inglesi.

1 2