Una grave crisi politica e sociale travolgerà i paesi dell’Euro se essi non decideranno di rafforzare la loro integrazione. La crisi della zona Euro non è iniziata con la crisi greca ma è esplosa molto prima, quando è stata creata un’unione monetaria senza unione economica e fiscale nel contesto di un settore finanziario (...)
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La visione corta del ministro Giulio Terzi e del presidente del consiglio Mario Monti
La visione corta del ministro Giulio Terzi e del presidente del consiglio Mario Monti
I ministri «tecnici» sono tecnici, e punto. Per visioni politiche, chiamate qualche politico, se ne trovate ancora che abbiano un afflato europeista (e non Gozi, per favore).
In merito, le dichiarazioni di Terzi e Monti sono formalmente corrette: non è il caso di riportare il dibattito sulle questioni «costituzionali», dopo che sono state pressoché risolte col trattato di Lisbona. E non è il caso di parlare di obiettivi roboanti tipo USE, che non sarebbero mai palatabili per la metà degli stati membri. L’Europa Unita si costruirà pian piano, ma il volontarismo federalista rischia di fare più danni che altro.
L’Europa non è una truffa. La truffa è la sovranità nazionale!
che tristezza siamo davanti al risultato di una vera menzogna.europa delle banche non dei popoli, europa fatta ad arte per un sovra-dittatura,paura fame miseria disoccupazione facile attaco delle economie mondiali, globalizzazione, disoccupazione, svuotamento delle sovranità nazionali, integrazioni, fallimenti, facile circolazione delle merci e dei popoli (vedi però droga armi clandestinità pedofilia schiavitù, prostituzione immigrazione clandestina, tasse, massonerie, la lira si è svalutata del 50%. uno spettacolo disgustoso come disgustose sono le parole di chi? massimo contri? è chi sei? chi diavolo sei per esprimere parole cose distorte?? la finanza pulita spazzerà via questa farsa questa fogna chimata europa. torneremo liberi nella nostra terra. per un europa non voluta ma imposta e della bandiera europea me la metto nel gabinetto e la uso per..CARO SCRITTTORE TORNA A SCUOLA
Crisi dell’Europa. Questione di aspettative
Devo dire che quanto si legge qui ha toni e contenuti ben diversi dagli orridi luoghi comuni della nostra stampa italiana, che identifica ormai la «Europa» con le autocrazie che si riuniscono per decretare questo o quello, in genere cose sbagliate, dannose, e quando la va bene, inutili.
Mi spiace tuttavia non condividere l’ottimismo di fondo del pezzo. La situazione è grave, gravissima. La Grecia sta per essere fatta a pezzi e la cosa non resterà senza conseguenze, e queste conseguenze sono imprevedibili.
Suggerisco la lettura di Swoboda, di Cohn Bendit, dal link indicato, passate quasi inosservate sulla stampa italiana. Se non si torna, in fretta, a discutere (e se necessario anche a litigare, non ne è mai morto nessuno) sull’Europa, sulla globalizzazione, sullo strapotere finanziario e in generale dei gruppi privati (e dunque, di democrazia), senza a priori e pregiudizi, e soprattutto senza retorica, dalle piaghe sociali che si aprono ogni giorno di più può uscire ogni genere di cose. Ricordiamo il 1930 e 1931. Ricordiamo i mostri che l’Europa fu capace di creare.La politica estera della Cina in Africa e nel resto del mondo
Finalmente un articolo in cui si evidenzia che la Cina persegue una guerra economica contro tutto il resto del mondo e rischia di vincerla semplicemente perché il resto del mondo non sa nemmeno di essere in guerra contro la Cina.
L’Europa ha il problema di sempre ovvero è divisa. Gli USA sanno almeno dal 2001 di essere sulla strada di un inevitabile declino e si vendono alla Cina illudendosi di salvarsi !Buona Cina a tutti !
Le contraddizioni europee di Mario Monti
Ho sempre pensato agli “Stati Uniti di Europa” come ad una utopia. Eppure questa utopia sembra essere l’unico sbocco possibile per una Europa politica, non solo cioè intesa come area di scambio comune, come mercato. Allo stesso tempo, è difficile pensare a processi politici e decisionali unificati tra paesi che parlano una congerie di lingue diverse e con culture così diverse. La cifra dell’Europa è la diversità, cosa che una parte della cultura tedesca non capisce, per motivi sui quali è meglio non indagare. Uscire da questa aporia comporta uno sforzo di fantasia politica nella quale fino ad oggi non mi sono imbattuto. Forse l’idea del “federalismo parlamentare” di Joscka Fisher.
Detto questo, ovviamente è tutto da discutere, tanto più che ormai sono convinto che se le cose restano così come stanno (ammesso che così possano restare), è meglio tornare agli stati nazionali, non tanto e non solo perché la creatura europa è fragile e un suo tracollo può avere dimensioni terrificanti, quanto perché ormai si sta trasformando nel veicolo di un pericoloso attentato alla democrazia, una specie di “nuovo fascismo” nel senso di Roosevelt (leggete sul sito indicato sotto “Roosevelt”, il brano tratto dal suo discorso al congresso del 1938, sotto il capitolo “Democrazia”). Mi riferisco ad esempio alla dichiarazione di Draghi a Davos, voce dal sen fuggita che esplicita il pensiero politico della signora Merkel: “lo spread è un formidabile motore di riforma”. A parte l’uso retorico e generico della parola “riforma” (quale riforma? quali riforme? Una vale l’altra?), che tradisce la consueta visione tecnoautoritaria esplicitabile in una risposta del genere: “quelle che penso io, le uniche oggettivamente possibili e giuste”. A parte questo, dunque, questo pensiero è fascismo puro, di una specie certo nuova (non le orbace, il mascellone e i discorsi dal balcone) ma comunque – appunto Rooseveltianamente – fascista perché subordina le volontà degli stati democratici ai dettami di poteri privati più forti degli Stati stessi.
Ci sono poi alcune cose fra le tante specie di europeisti che circolano, che a me restano francamente misteriose. Una di queste è quella che chiamo “ossessione per la competitività”, espressione il cui senso preciso mi sfugge, perché i contesti nei quali viene usata finiscono per suggerire che la persona che la usa non abbia nemmeno lei ben chiaro il senso di quel che sta dicendo.
Un esempio l’abbiamo qui col discorso di Ursula von der Leyen: “La moneta comune non è sufficiente ad affrontare la concorrenza globale …”
Mi è francamente difficile dare un senso concreto ad una affermazione del genere: la UE già oggi, nel pessimo stato in cui si trova, è un universo finaziariamente ed economicamente chiuso. La gran parte dell’Import-export si svolge entro l’Europa. La Germania, ad esempio, Frau der Leyen, fa 160 Miliardi l’anno (7% del suo PIL) di surplus delle partite correnti, per quasi il 90% in Europa, esportando quanto e più della Cina (1.200-1.400 Miliardi l’anno). La UE esporta circa il 14% del suo PIL, e chiude con un saldo delle partite correnti sostanzialmente nullo (-0,3% del suo PIL). Il debito pubblico europeo è quasi totalmente interno (a differenza di quel che succede agli USA).
Di quale concorrenza dovremmo dunque preoccuparci? Di quella della Cina? O non piuttosto di quella della Germania che in questo modo stabilisce di fatto un regime coloniale nel resto dell’Europa? Oppure la der Leyen pensa ad una replica generalizzata del modello tedesco a tutta l’Europa? Impossibile, per motivi aritmetici. Non può esistere un mondo dove tutti esportano più di quanto importino, perché se qualcuno è in surplus, qualcun altro deve essere in deficit. Non ci sono santi a pendere. Se si pensa che l’Europa nel complesso possa fare del surplus, dove mai potrebbe farlo? In Cina? In USA? Non scherziamo …
Quanto a Monti, nessuna sorpresa, non per me, almeno. E’ un uomo gesuiticamente “prudente”. Difficile espliciti fino in fondo il suo pensiero. Solo chi lo segue da anni, dalle sue recalcitranti dichiarazione può dedurre quale sia la sua ideologia.. Il suo germanocentrismo è incompatibile con una visione federalista.
Consiglio Europeo tenutosi l’8-9 dicembre
Le conseguenze economiche di Angela Merkel
Un’analisi talmente lucida che fa paura. Perché ci ricordiamo ancora tutti quali sono state le conseguenze NON economiche della pace del 1919…e visti i venti politici che tirano in molte parti d’europa, non sono solo fantasmi. E’ davvero incomprensibile, evitando di fare della facile teoria complottista, capire per quale motivo si è lasciato che la crisi greca, facilmente risolvibile con poco sforzo dai paesi EU quand’era all’inizio, si trascinasse fino all’orlo del baratro. Pensare che sia stato per scarsa lungimiranza e egoismo elettorale davvero mette i brividi.
Il significato del federalismo
L’Europa ha buttato giù Berlusconi
Il mio prof di «Storia dei Sistemi Internazionali» sostiene che l’unico modo per creare una Federazione Europea sia passare attraverso una «crisi maggiore». Questa azione dell’Europa mostra che ci siamo: la «crisi maggiore» è arrivata, e gli Stati, già legati economicamente, sono costretti a risolvere il problema dei debiti pubblici con azioni congiunte. Il potere di fatto dell’UE sta aumentando a dismisura, e sono convinta che, se usciamo da questa crisi uniti, la Federazione non sia tanto lontana. Non tutto il male viene per nuocere.
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For a federalism of necessity
Que penser de la nomination d’un noniste aux Affaires étrangères ?
Mehr Föderalismus wagen!










Al «realismo» di Davide D. (il genere di «realismo» di cui l’Europa sta lentamente morendo, e beato chi se ne accorge) non trovo di meglio che ribattere con quello che ho già scritto qui:
http://www.eurobull.it/Crisi-dell-E…
senza cambiare una virgola.