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Ultimi commenti

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    Sabato scorso  13:39, di Jean-Luc Lefèvre

    Aspetto molto dall’Italia!

    «Se fédérer ou mourir»...C’est, en effet, le moment de décider! Après tout, la «crise», étymologiquement pour nos chers Grecs, c’est le moment privilégié pour choisir son destin. Osons, nous aussi, notre liberté! Souvenons-nous de de ROUGEMONT: «Le futur est notre affaire», pas celle de Washington, de Moscou ou de Pékin!

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    Venerdì scorso  18:03, di francesco franco

    Io penso che si possa qui citare anche Michele Ballerin che ha pubblicato nel blog de l’Expresso un articolo simile con una tesi che si riassume in queste poche righe «l’unica cosa che oggi vogliamo sentire da chi ci governa è la parola chiara e definitiva: se l’Europa non vuole naufragare, dovrà fare il passo decisivo verso l’unione politica. Subito, e non in un futuro imprecisato. “Federarsi o perire”: ecco il significato del 24 giugno. E il vostro parlare sia “sì, sì, no, no”: il resto viene dal maligno… Perché è il momento di decidere.»

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    Venerdì scorso  17:57, di francesco franco

    Riformulerei la citazione come segue: “contro ogni logica abbiamo resistito ad Hitler, che aveva già sottomesso il continente, perché siamo un popolo stupido. Se avessimo trattato avremmo perso. Ma poiché siamo stupidi, abbiamo deciso di resistere ed [hanno vinto gli americani ed i russi] noi abbiamo perso... l’impero (ma i più anziani non se ne sono ancora resi conto)”.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    Giovedì scorso  12:06, di Politico

    Infelicemente, le adresse non functiona technic. Per favor, cerca in le Wikipedia italian Interlingua de IALA, proque iste lingua non es «latino sine flexione» de Giuseppe Peano.

    Alternativa: http://www.interlingua.com/interlingua-it

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    Giovedì scorso 11:37, di Jacopo Barbati

    È vero che esistono altre lingue ausiliarie, ma io personalmente continuo a preferire l’esperanto al latino sine flexione (qui chiamato «interlingua»), in quanto quest’ultimo presenta evidenti vantaggi solo per i madrelingua di lingue romanze. Saluti

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    Giovedì scorso  11:24, di Politico

    Le discussion va in un direction false. Il non ha solo Latino o Esperanto. Le exito se appella INTERLINGUA:

    Interlingua es un lingua complete perfecte pro communication international a causa de su vocabulario international e un grammatica totalmente regular – sin exceptiones. Centos de milliones comprende Interlingua a prime vista. Interlingua functiona in casa, in scholas, in officios - in omne locos, ubi on necessita communication sin frontieras. Il ha multe materiales – sur papiro e electronic: litteratura original o traducite, belletristic o professional, magazines o brochures, e-libros, sitos in Internet. Le avantages es numerose.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Interlingua_(lingua_ausiliaria)

  • La campagna per il referendum sulla Brexit vista da Londra

    Mercoledì scorso  00:34, di Libertà!

    Ottimo sguardo d’insieme e condivisibile riflessione finale. Incrociamo le dita!

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  23:59, di francesco franco

    http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_17/watson-usati-toni-modi-estremi-7e75f00a-33ff-11e6-b8e9-6b78a4af30ec.shtml. Consiglio vivamente la lettura di questa intervista pubblicata con grande intelligenza dal Corriere della Sera per capire ancora meglio le dinamiche elettorali inglesi.

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  19:17, di Antonio Longo

    Merci, Jean-Luc, pour tes mots et commentaires

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  17:44, di Jean-Luc Lefèvre

    «Ne plus seulement se nourrir de rationalité, mais aussi susciter de la passion par le projet...ne plus se contenter de défendre l’acquis...»! Tout cela est très juste, parce que très actuel, au lendemain de celle qui est «morte pour l’Europe» à laquelle elle croyait elle, Jo COX, obscure députée nationale, quand d’autres, même et surtout européens, ont tout simplement oublié leur raison d’être au service d’un idéal commun auquel leurs états ont souscrit et dont ils sont toujours redevables. Dans un tel contexte, merci de rappeler aussi l’exemple aujourd’hui oublié des membres de la «Rose blanche» qui ont appris ce que voulait dire ce que signifiait se sacrifier pour une grande cause. Se sacrifier aujourd’hui pour l’Europe, c’est d’abord, oser la parole, qui seule est capable de libérer les enthousiasmes; c’est aussi poser des actes, chacun à son niveau, chacun à sa place, et d’abord les enfants de la génération Erasmus. Mais aussi les aînés qui ont connu les années euphoriques du projet européen, des sixties aux nineties. Rendre de la passion au fantastique projet d’intégration européenne, c’est élargir le corset normatif pour en revenir aux finalités qui seules sont porteuses de souffle. Alors, Jo COX vivra et ne sera pas morte pour que prospèrent une fois encore, une fois de trop, les charniers en Europe.

  • Altiero Spinelli e la sua attualità

    7 giugno 2016  16:14, di Jean-Luc Lefèvre

    Il faudra toujours rappeler le rôle des grands Anciens dans la construction européenne: elle le mérite bien! Elle le mérite d’autant plus que le projet européen est né des souffrances endurées lors de la seconde guerre mondiale, dont la Shoah n’est pas la moindre. Tous ont souffert, mais d’aucuns ont été plus lucides que les autres, d’autres ont été plus lucides avant les autres, comme les détenus de Ventotene. L’Italie a joué un rôle majeur dans l’intégration européenne. Il lui appartient aujourd’hui d’être à la hauteur de son passé. Nous comptons tous sur RENZI!

    Forza Italia (de Belgique, je ne parle pas ici football!!!)

  • Brexit: storia di un patto leonino che danneggia tutti

    25 febbraio 2016  19:47, di Giuseppe Marrosu

    I nostri governi hanno colto la palla al balzo: gli inglesi, quei birichini, ci costringono a indebolire l’Europa Unita, mostrando come tutti i principi siano negoziabili, rinnegando l’Euro come moneta unica, sia pure in prospettiva, consentendo la discriminazione tra lavoratori europei ecc.. In questo modo mettono al riparo il loro consenso dai populismi e il loro potere dal suo trasferimento a livello comunitario, ma lo fanno in modo tale da attribuire ad altri la responsabilità di tale mossa.

    Anzi meriterebbero degli applausi per come hanno recitato la parte tragica dei paladini dell’Europa Unita costretti a piegarsi per amore dell’unità continentale alle pretese di Cameron. Il più bravo di tutti è stato il Premier greco Alexis Tsipras che ha perfino minacciato il veto! Per lui ci vorrebbe l’Oscar come miglior attore non protagonista, ma non vorrei che si offendesse per quel «non».

    L’Art. 10 della Costituzione italiana afferma che l’Italia accetta di cedere parte della sua sovranità all’interno di organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità con gli altri Stati. Non c’era già traccia di tale sacrosanto principio nei rapporti tra la Gran Bretagna e l’Italia all’interno della UE essendo obblighi e vantaggi sbilanciati a favore della prima già da prima (stesso discorso varrebbe per l’ONU a dirla tutta), ma ora la situazione anzichè essere corretta viene ribadita e peggiorata.

    Vorrei però mettere in rilievo un aspetto: si parla molto nella stampa in lingua inglese di questo accordo e della possibilità che l’elettorato inglese lo bocci di fatto con il referendum sull’uscita del Regno Unito dalla UE (come se questa non si fosse umiliata abbastanza). Nessuno invece parla, che io sappia, dei passaggi che esso dovrà superare dall’altra parte del mare. Ci sarà pure un dibattito parlamentare a Strasburgo o a Parigi, un giudizio della corte costituzionale in Germania, un referendum in Irlanda o un ritardo nella ratifica da parte della Spagna? Una petizione, una manifestazione, una dichiarazione da parte di un politico o un cantante o, che so, un chirurgo famoso? Possiamo ancora sperare che qualcuno nel resto dell’UE muova un dito (magari il medio) per mostrare agli inglesi che l’Europa non è disposta a farsi dettare le regole da Londra? O dobbiamo davvero solo sperare che la maggioranza di votanti il prossimo 23 giugno sia tanto stupida da far tentare alla Gran Bretagna il suicidio uscendo dalla UE e liberandoci da un compagno di strada che francamente è molto meglio perdere che trovare? I nostri governi non faranno nulla, forse neanche i nostri parlamentari. Solo noi come popolo potremmo fare qualcosa. E allora... AIUTO!

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    25 febbraio 2016  12:01, di Andrea

    Grazie per l’informazione Jacopo. Peccato che i media italiani non abbiano dato molta eco a questa manifestazione (di cui non sapevo nulla, benché mi ritenga al corrente dell’attualità europea).

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    24 febbraio 2016 13:56, di Jacopo Barbati

    No, Andrea. In oltre 25 città europee di 8 Paesi differenti ci sono state manifestazioni pubbliche di protesta. Particolarmente degne di note sono state la marcia Perl-Schengen, riportata da «Der Spiegel», e la manifestazione di Firenze, che ha coinvolto centinaia di manifestanti. Saluti

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    22 febbraio 2016  17:28, di Andrea

    La mobilitazione si ferma ai social?

  • Oltre Schengen, un territorio per una sovranità europea

    28 gennaio 2016  00:15, di francesco franco

    In questa Europa Semilibera (la crisi di Shengen è quella del recupero della sovranità in politica estera. Recupero di sovranità che avviene perché gli Americani del Nord che quella sovranità avevano confiscato si stanno ritirando dalle frontiere esterni della EU. Il conducente del veicolo diplomatico della penisola nel frattempo ha dimenticato la perizia nella guida (e certo non è facile condurre una politica estera alle frontiere con 56 mani sul volante (28 per due. Ma perdici la UE esiste!) ed è perfettamente in grado di superare questa crisi che non è patologica ma fisiologica. Come tutti gli organismi per la UE è giunto il momento della pubertà, di affermare l’effettività della sua politica su un territorio, la crisi -come a tutte le federazioni in nuce - deve fare uscire la UE dalla fase infantile e farla diventare effettive le sue decisioni. Varie civiltà hanno riti iniziatici (ANCHE CRUENTI) per segnalare il passaggio dall’infanzia alla pubertà. Non ci si dovrà pertanto spaventare se il Governo italiano e magari quello tedesco dovessero chiedere con toni polemici alla Commissione di imporsi sui recalcitranti. Il passaggio dalla carta trattata, consensualmente, all’effettività imposta diventa ad un certo punto dell’approfondimento delle federazioni che evolvono una fase fisiologica (non patologica!) ineludibile.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    25 dicembre 2015  01:34, di giuseppe marrosu

    Quasi 3 mesi dopo, non solo non c’è ancora risposta. Ma non sono stati pubblicati nemmeno altri commenti sul sito italiano, su nessun argomento: non c’è dibattito. Invece in inglese e soprattutto in francese l’attività è molto maggiore, anche se perlopiù i commentatori, specie per il francese, sono madrelingua, cosa che di fatto permette dibattiti separati, ma impedisce un dibattito COMUNE. Non c’è dibattito se la gente non si incontra per parlare, e la gente non può parlare insieme se non ha neanche una lingua in comune. Quindi in Europa ci serve (almeno) una lingua comune, che tutti capiscano. Almeno su questo, spero, tutti siamo d’accordo. A quanto pare dall’attività tutt’altro che frenetica di questo sito la lingua in comune, se mai ci sarà, non sarà l’italiano. E tanto meno, dico io, l’esperanto.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    29 settembre 2015  15:32, di giuseppe marrosu

    Gentile Sig. Giancarlo Rinaldo, mi complimento per il suo coraggio. Se riuscirà a realizzare la traduzione in Esperanto di tutti gli articoli e i commenti pubblicati nei 5 siti gemelli della rete Le taurillion/New Federalist/Treffpunkt Europa/Eurobull/El Nuevo Federalista, a stimolare la partecipazione da parte degli internauti sul sito in esperanto, in modo da superare in popolarità tutti gli altri siti per numero di accessi e di commenti, avrà dimostrato la validità dell’Esperanto come potenziale lingua comune almeno per gli appassionati di dibattiti sull’Europa. Ma se, come credo, aggiungerà solo un altro muro che divide questo spazio di discussione in tante stanzette claustrofobiche dove gli italiani parlano tra italiani, i francofoni tra francofoni, i germanofoni tra germanofoni, gli anglofoni tra anglofoni e gli spagnoli tra spagnoli, e dove tutti finiscono per ignorare gli argomenti degli altri, dovrà ammettere la sconfitta e chiudere bottega.

    Scopo (se non proprio «Lo» scopo) di siti come questo dovrebbe essere quello di promuovere un dibattito comune tra tutti i partecipanti al processo di integrazione europea. Per far ciò serve una lingua comune. Che questa possa essere l’Esperanto, in linea teorica, non mi sembra impossibile ma, in pratica, ritengo che inevitabilmente (salvo disastri) l’inglese (americano) conquisterà l’Europa. Dopodiché sarà l’Europa a conquistare l’inglese e a farlo proprio. E così nascerà l’europeo. E allora cominceranno a studiarlo in tutto il mondo.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    27 settembre 2015  15:03, di Giancarlo Rinaldo

    Il Sig. Marrosu, approposito delle lingue ufficiali della UE, ha concluso con l’affermazione «Propongo una sfida a voi esperantisti: ci sono ora 5 lingue su questo sito (anche troppe per i miei gusti). Se ci credete tanto metteteci anche l’esperanto. Ma non riuscite a farlo funzionare come si deve (con un adeguato numero di partecipanti) rinunciate alla vostra idea di fare del’Esperanto la lingua dell’UE.»

    Ebbene sono pronto a garantire l’integrale traduzione in esperanto del sito. In esperanto ci sono
    - tre diverse traduzioni della divina commedia
    - tutte le grandi opere mondiali sono tradotte, partendo dalla bibbi al Corano.

    Peccato che sono alquanto in ritardo su dibattito del 2103. Giancarlo Rinaldo di Padova