• Dopo Bratislava

    Dal cappello del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donal Tusk, è uscita a Bratislava una roadmap che non sarà mai realizzata: non saranno realizzati evidentemente obiettivi su cui non c’è nessun accordo fra i governi e non saranno rispettate le scadenze secondo cui il Consiglio europeo dovrebbe mettere fine alla (...)

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Novità sul Web

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Ultimi commenti

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    3 luglio 2016  15:39, di Giuseppe Marrosu

    Se l’Inghilterra uscirà davvero dall’UE la candidatura dell’inglese come lingua comune ne risulterà paradossalmente rafforzata. Senza ormai più nessuna grande nazione di lingua inglese nella UE solo Irlanda, Malta e Cipro potrebbero trarre indebitamente vantaggio dalla sua «incoronazione». Dunque meno accuse di favorire alcuni Stati con tale scelta. E se il contraccolpo della Brexit non la disintegrerà del tutto, anche la UE ne risulterà molto più unita e forte e con esigenze maggiori di semplificazione di leggi e regole e di partecipazione popolare democratica. Questo aumenterà la probabilità che una e una sola lingua comune venga infine riconosciuta come necessaria per il buon funzionamento della nostra società, sempre fatta salva la difesa della diversità (e dunque le lingue locali sì, per l’uso locale; 1 lingua comune sola, per gli usi in comune: documenti ufficiali, dibattiti a livello UE sia tra i politici sia tra la gente comune, notiziari non locali...). Per quanto riguarda l’Interlingua è una proposta che non mi piace e non mi convince, ma ho già detto e lo ripeto: che siano gli europei a scegliere democraticamente se serve o meno una lingua comune, quante ce ne vogliano, se una o due o tre o più, e quale debba (o quali debbano) essere.

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    25 giugno 2016  13:39, di Jean-Luc Lefèvre

    Aspetto molto dall’Italia!

    «Se fédérer ou mourir»...C’est, en effet, le moment de décider! Après tout, la «crise», étymologiquement pour nos chers Grecs, c’est le moment privilégié pour choisir son destin. Osons, nous aussi, notre liberté! Souvenons-nous de de ROUGEMONT: «Le futur est notre affaire», pas celle de Washington, de Moscou ou de Pékin!

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    24 giugno 2016  18:03, di francesco franco

    Io penso che si possa qui citare anche Michele Ballerin che ha pubblicato nel blog de l’Expresso un articolo simile con una tesi che si riassume in queste poche righe «l’unica cosa che oggi vogliamo sentire da chi ci governa è la parola chiara e definitiva: se l’Europa non vuole naufragare, dovrà fare il passo decisivo verso l’unione politica. Subito, e non in un futuro imprecisato. “Federarsi o perire”: ecco il significato del 24 giugno. E il vostro parlare sia “sì, sì, no, no”: il resto viene dal maligno… Perché è il momento di decidere.»

  • Se la lotta politica resta nazionale, vince il nazionalismo

    24 giugno 2016  17:57, di francesco franco

    Riformulerei la citazione come segue: “contro ogni logica abbiamo resistito ad Hitler, che aveva già sottomesso il continente, perché siamo un popolo stupido. Se avessimo trattato avremmo perso. Ma poiché siamo stupidi, abbiamo deciso di resistere ed [hanno vinto gli americani ed i russi] noi abbiamo perso... l’impero (ma i più anziani non se ne sono ancora resi conto)”.

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016  12:06, di Politico

    Infelicemente, le adresse non functiona technic. Per favor, cerca in le Wikipedia italian Interlingua de IALA, proque iste lingua non es «latino sine flexione» de Giuseppe Peano.

    Alternativa: http://www.interlingua.com/interlingua-it

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016 11:37, di Jacopo Barbati

    È vero che esistono altre lingue ausiliarie, ma io personalmente continuo a preferire l’esperanto al latino sine flexione (qui chiamato «interlingua»), in quanto quest’ultimo presenta evidenti vantaggi solo per i madrelingua di lingue romanze. Saluti

  • L’UE, le 24 lingue ufficiali e il trilinguismo imposto

    23 giugno 2016  11:24, di Politico

    Le discussion va in un direction false. Il non ha solo Latino o Esperanto. Le exito se appella INTERLINGUA:

    Interlingua es un lingua complete perfecte pro communication international a causa de su vocabulario international e un grammatica totalmente regular – sin exceptiones. Centos de milliones comprende Interlingua a prime vista. Interlingua functiona in casa, in scholas, in officios - in omne locos, ubi on necessita communication sin frontieras. Il ha multe materiales – sur papiro e electronic: litteratura original o traducite, belletristic o professional, magazines o brochures, e-libros, sitos in Internet. Le avantages es numerose.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Interlingua_(lingua_ausiliaria)

  • La campagna per il referendum sulla Brexit vista da Londra

    22 giugno 2016  00:34, di Libertà!

    Ottimo sguardo d’insieme e condivisibile riflessione finale. Incrociamo le dita!

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  23:59, di francesco franco

    http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_17/watson-usati-toni-modi-estremi-7e75f00a-33ff-11e6-b8e9-6b78a4af30ec.shtml. Consiglio vivamente la lettura di questa intervista pubblicata con grande intelligenza dal Corriere della Sera per capire ancora meglio le dinamiche elettorali inglesi.

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  19:17, di Antonio Longo

    Merci, Jean-Luc, pour tes mots et commentaires

  • Morire per l’Europa

    17 giugno 2016  17:44, di Jean-Luc Lefèvre

    «Ne plus seulement se nourrir de rationalité, mais aussi susciter de la passion par le projet...ne plus se contenter de défendre l’acquis...»! Tout cela est très juste, parce que très actuel, au lendemain de celle qui est «morte pour l’Europe» à laquelle elle croyait elle, Jo COX, obscure députée nationale, quand d’autres, même et surtout européens, ont tout simplement oublié leur raison d’être au service d’un idéal commun auquel leurs états ont souscrit et dont ils sont toujours redevables. Dans un tel contexte, merci de rappeler aussi l’exemple aujourd’hui oublié des membres de la «Rose blanche» qui ont appris ce que voulait dire ce que signifiait se sacrifier pour une grande cause. Se sacrifier aujourd’hui pour l’Europe, c’est d’abord, oser la parole, qui seule est capable de libérer les enthousiasmes; c’est aussi poser des actes, chacun à son niveau, chacun à sa place, et d’abord les enfants de la génération Erasmus. Mais aussi les aînés qui ont connu les années euphoriques du projet européen, des sixties aux nineties. Rendre de la passion au fantastique projet d’intégration européenne, c’est élargir le corset normatif pour en revenir aux finalités qui seules sont porteuses de souffle. Alors, Jo COX vivra et ne sera pas morte pour que prospèrent une fois encore, une fois de trop, les charniers en Europe.

  • Altiero Spinelli e la sua attualità

    7 giugno 2016  16:14, di Jean-Luc Lefèvre

    Il faudra toujours rappeler le rôle des grands Anciens dans la construction européenne: elle le mérite bien! Elle le mérite d’autant plus que le projet européen est né des souffrances endurées lors de la seconde guerre mondiale, dont la Shoah n’est pas la moindre. Tous ont souffert, mais d’aucuns ont été plus lucides que les autres, d’autres ont été plus lucides avant les autres, comme les détenus de Ventotene. L’Italie a joué un rôle majeur dans l’intégration européenne. Il lui appartient aujourd’hui d’être à la hauteur de son passé. Nous comptons tous sur RENZI!

    Forza Italia (de Belgique, je ne parle pas ici football!!!)

  • Brexit: storia di un patto leonino che danneggia tutti

    25 febbraio 2016  19:47, di Giuseppe Marrosu

    I nostri governi hanno colto la palla al balzo: gli inglesi, quei birichini, ci costringono a indebolire l’Europa Unita, mostrando come tutti i principi siano negoziabili, rinnegando l’Euro come moneta unica, sia pure in prospettiva, consentendo la discriminazione tra lavoratori europei ecc.. In questo modo mettono al riparo il loro consenso dai populismi e il loro potere dal suo trasferimento a livello comunitario, ma lo fanno in modo tale da attribuire ad altri la responsabilità di tale mossa.

    Anzi meriterebbero degli applausi per come hanno recitato la parte tragica dei paladini dell’Europa Unita costretti a piegarsi per amore dell’unità continentale alle pretese di Cameron. Il più bravo di tutti è stato il Premier greco Alexis Tsipras che ha perfino minacciato il veto! Per lui ci vorrebbe l’Oscar come miglior attore non protagonista, ma non vorrei che si offendesse per quel «non».

    L’Art. 10 della Costituzione italiana afferma che l’Italia accetta di cedere parte della sua sovranità all’interno di organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità con gli altri Stati. Non c’era già traccia di tale sacrosanto principio nei rapporti tra la Gran Bretagna e l’Italia all’interno della UE essendo obblighi e vantaggi sbilanciati a favore della prima già da prima (stesso discorso varrebbe per l’ONU a dirla tutta), ma ora la situazione anzichè essere corretta viene ribadita e peggiorata.

    Vorrei però mettere in rilievo un aspetto: si parla molto nella stampa in lingua inglese di questo accordo e della possibilità che l’elettorato inglese lo bocci di fatto con il referendum sull’uscita del Regno Unito dalla UE (come se questa non si fosse umiliata abbastanza). Nessuno invece parla, che io sappia, dei passaggi che esso dovrà superare dall’altra parte del mare. Ci sarà pure un dibattito parlamentare a Strasburgo o a Parigi, un giudizio della corte costituzionale in Germania, un referendum in Irlanda o un ritardo nella ratifica da parte della Spagna? Una petizione, una manifestazione, una dichiarazione da parte di un politico o un cantante o, che so, un chirurgo famoso? Possiamo ancora sperare che qualcuno nel resto dell’UE muova un dito (magari il medio) per mostrare agli inglesi che l’Europa non è disposta a farsi dettare le regole da Londra? O dobbiamo davvero solo sperare che la maggioranza di votanti il prossimo 23 giugno sia tanto stupida da far tentare alla Gran Bretagna il suicidio uscendo dalla UE e liberandoci da un compagno di strada che francamente è molto meglio perdere che trovare? I nostri governi non faranno nulla, forse neanche i nostri parlamentari. Solo noi come popolo potremmo fare qualcosa. E allora... AIUTO!

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    25 febbraio 2016  12:01, di Andrea

    Grazie per l’informazione Jacopo. Peccato che i media italiani non abbiano dato molta eco a questa manifestazione (di cui non sapevo nulla, benché mi ritenga al corrente dell’attualità europea).

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    24 febbraio 2016 13:56, di Jacopo Barbati

    No, Andrea. In oltre 25 città europee di 8 Paesi differenti ci sono state manifestazioni pubbliche di protesta. Particolarmente degne di note sono state la marcia Perl-Schengen, riportata da «Der Spiegel», e la manifestazione di Firenze, che ha coinvolto centinaia di manifestanti. Saluti

  • #DontTouchMySchengen: perché?

    22 febbraio 2016  17:28, di Andrea

    La mobilitazione si ferma ai social?