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Cartellino rosso a Nichi Vendola

, di Federica Martiny

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  • Membro della Direzione nazionale della Gioventù Federalista Europea

Sabato 17 novembre Nichi Vendola ha postato su Facebook questo status: «Anche oggi penso al cielo sopra Gaza. A quelle colonne di fumo che vorrebbero nascondere l’oscena contabilità delle»vittime collaterali«. Mi dicono che il governo di Israele ipotizza a breve un’operazione di terra. Gaza è sola, anche oggi. Io credo che all’Europa dovrebbero ritirare il premio Nobel per la Pace. Non lo merita.», raggiungendo l’obiettivo di ottenere 99 condivisioni di altri utenti del social media in soli 10 minuti.

La situazione a Gaza è drammatica, e lo è da troppo tempo. La politica estera dell’UE è inesistente, sorda e muta, divisa in ventisette voci diverse e quasi mai unitarie. La PESC è uno dei pilastri della politica che rimane appannaggio egoistico dei governi nazionali e questo è certamente un problema enorme per l’UE.

Da qui a dire però che l’UE non merita il Nobel e che addirittura le andrebbe tolto, il passaggio è pericoloso. Soprattutto a pochi giorni dalle primarie del centro-sinistra. Soprattutto se detto da un candidato premier che mette gli Stati Uniti d’Europa tra i punti del suo programma elettorale.

Nel momento più difficile della sua storia, l’UE ricevendo questo Nobel riceve un monito: la pace in Europa oggi rischia di perdersi. La guerra non si combatte solo con le armi tradizionali; ci sono anche quelle, forse più pericolose, delle divisioni sociali, degli egoismi, della paura, delle risposte xenofobe, razziste ed euroscettiche. C’è il rischio che le armi della crisi economica e finanziaria lascino a terra tantissimi cadaveri e mutilati, e che le ferite finiscano per incancrenirsi e alla lunga a portare ad una morte dolorosa.

I popoli europei, da sempre nemici, da sempre divisi, sono riusciti insieme a dare vita al più grande sistema di tutela dei diritti fondamentali, creato dal Consiglio d’Europa con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e l’istituzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È questo che ci dice l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace del 2012. Non è semplicemente un gesto fortemente simbolico, attribuito ad un’istituzione che vive un momento di drammatica crisi per darle coraggio: non bastano i gesti simbolici a dare coraggio e speranza ai milioni di disoccupati, di precari, di nuovi poveri del continente. E allora questo Nobel non è e non può essere solo un riconoscimento simbolico: è piuttosto un monito, una responsabilità. Quella di guardare indietro per commettere più gli stessi errori.

Questo Nobel ci ricorda che siamo stati capaci di tutto nella storia: dei più grandi orrori ma anche della capacità di ricominciare, proprio a partire da essi. È triste leggere che Vendola, che pure impugna la battaglia dell’Europa unita, non lo capisca.

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Fonte dell’immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 20 novembre 2012 a 16:33, di lele In risposta a: Cartellino rosso a Nichi Vendola

    Credere nell’integrazione europea non significa renderla immune da critiche. Quella di Vendola era una provocazione, un grido di rabbia e di dolore per l’inerzia delle istituzioni comunitarie. Proprio perché dovremmo aver imparato dalla storia, i più convinti sostenitori di un’Europa forte e autorevole si aspettavano ben altra reazione di fronte alla tragedia di Gaza. Quindi viva l’Unione europea, viva l’Europa unita, ma stiamo andando dalla parte sbagliata.

  • su 21 novembre 2012 a 22:20, di Federica In risposta a: Cartellino rosso a Nichi Vendola

    sono d’accordissimo con il grido di rabbia e di dolore per l’inerzia delle istituzioni comunitarie da parte di tutti quelli che credono nell’Europa Unita e che vorrebbero un’effettiva politica estera dell’Unione per la questione palestinese. Però in un momento come questo in cui i detrattori dell’Europa hanno una voce molto più forte di quella dei «sognatori», è pericolosissimo accompagnare l’ennesima rabbia e delusione per l’inerzia dell’UE in questo campo ad una dichiarazione di rifiuto del senso del Nobel perla Pace. Ed è ancora più pericoloso farlo in un momento di campagna elettorale, come di fatto è quello delle primarie.

  • su 23 novembre 2012 a 11:55, di Aurora In risposta a: Cartellino rosso a Nichi Vendola

    tacciare Vendola di antieuropeismo per questa affermazione mi sembra piu’ che eccessivo. Da Bruxelles, tra chi lavora per le istituzioni, tra chi crede al progetto europeo tanto da averne fatto il suo lavoro quotidiano, serpeggia una strana amarezza per l’assegnazione del premio Nobel per la pace. Semplicimente perche’ il momento storico e’ possibilmente il peggiore. Semplicemente perche’ viene attribuito tra scioperi e lotte per una riforma dello statuto della funzione pubblica europea nel corso della quale tanto le istituzioni quanto i funzionari stessi dimostrano ben poco spirito di fratellanza e di solidarieta’ nei confronti della crisi, che e’ come una nebbia intorno all’Eurobolla. Se il premio nobel ad Obama venne assegnato ex ante, questo e’ un premio ex poste. E’ un premio assegnato ai Founding fathers che sognavano un progetto di pace. E’ un premio che dovrebbe ritirare Delors in nome di quell’autorevole retroguardia, del parnaso in cui riposano Spinelli, De Gasperi e Schuman, da tempo dimenticati, a bruxelles spesso solo nomi di sale di riunioni o palazzi istituzionali. NON E’ un premio all’Europa di oggi. Ma al sogno di quell’Europa. E Van Rompuy e Barroso dovrebbero avere la decenza di non farsinemmeno prendere le misure per lo smoking per andare ad oslo.

  • su 24 novembre 2012 a 10:01, di federica In risposta a: Cartellino rosso a Nichi Vendola

    Non era mia intenzione tacciare Nichi Vendola di anti-europeismo. Volevo far notare piuttosto che in politica le parole sono importanti, e a volte pesano come macigni. Sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che il Nobel sia un premio assegnato ai Founding fathers che sognavano un progetto di pace, e NON all’Europa di oggi. Sottoscrivo in pieno queste tue parole. Però proprio perchè oggi viviamo nel momento peggiore dal punto di vista economico e sociale,sono convinta che sia pericolosissimo accompagnare la rabbia e la delusione ad una dichiarazione di rifiuto del senso del Nobel perla Pace. I populismi anti-europeisti e xenofobi non aspettano altro che anche chi crede ancora nel sogno europeo cada in questo errore.

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