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Lavorare in Europa

Mercato interno vs welfare scandinavo

La costruzione di una scuola in Svezia apre il dibattito sull’assetto economico e sociale dell’Unione europea

, di Nives Costa

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Il muratore lettone sbarca a Vaxholm, cittadina svedese, ed è scontro con i sindacati: l’impresa edile Laval rifiuta di garantire il salario minimo previsto nel paese scandinavo. Ma l’Avvocato Generale suggerisce alla Corte Europea di risolvere il caso Vaxholm a favore dei sindacati svedesi. Se la Corte seguirà queste indicazioni, quali saranno le ripercussioni per il mercato interno e per diversi i sistemi sociali europei?

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La Corte di Giustizia delle Comunità Europee si troverà a decidere, nei prossimi mesi, di un caso quantomai scottante. É il caso Vaxholm, che qualcuno ricorderà in relazione all’annosa polemica sulla direttiva Bolkestein. Può sembrare un’esagerazione, ma il caso Vaxholm ha contrapposto non solo due sistemi di sicurezza sociale, ma anche due distinte visioni sul futuro assetto economico e sociale dell’Unione Europea.

l’impresa lettone Laval ha vinto l’appalto ma si rifiuta di applicare il salario minimo svedese

Il 23 maggio l’Avvocato generale Paolo Mengozzi ha presentato le sue conclusioni sul caso Vaxholm (Laval) che ha acceso il dibattito in Europa. L’Avvocato generale ha ritenuto che il diritto di un sindacato di intraprendere azioni contro una ditta straniera per farle firmare un contratto collettivo locale non è in violazione dei principi del mercato interno.

La vicenda in sé è semplice: in Svezia, nel 2004, l’impresa lettone Laval ha vinto l’appalto per la costruzione di una scuola nella cittadina di Vaxholm e ha trasferito i suoi dipendenti dalla Lettonia per portare a termine il lavoro. Il conflitto è nato dalla particolare struttura dei rapporti tra gli attori economici in Svezia. Per quanto possa sembrare strano, in questo paese scandinavo non esiste un salario minimo fissato per legge: tradizionalmente sono i sindacati ed i datori di lavoro svedesi ad accordarsi tramite contratti collettivi e questa cooperazione è fondamentale per l’equilibrio sociale. Basti pensare che i contratti collettivi si estendono al 90% dei lavoratori svedesi del settore privato.

per l’Avvocato generale le rivendicazioni dei sindacati non sono contrarie alle regole del mercato unico

Il costruttore lettone si è però rifiutato di applicare il salario minimo proposto dai sindacati, sostenendo che non era tenuto a farlo perché non era fissato per legge. Da qui la controversia: prevale la consuetudine interna sostenuta dalla necessità di preservare il sistema sociale svedese e proteggere un diritto dei lavoratori considerato acquisito in quel paese, o bisogna invece dare applicazione incondizionata alle regole sulla libera prestazione dei servizi?

L’opinione oggi resa pubblica dell’Avvocato generale non è decisiva: la Corte è libera di dichiararsi di diverso avviso, ma di fatto segue le indicazioni dell’Avvocato generale nella maggioranza dei casi. Inoltre, l’opinione dell’Avvocato Mengozzi è sostenuta da quanto deciso dal suo collega Poiares Maduro, che lo stesso giorno si è espresso in maniera simile su un caso analogo ma meno pubblicizzato, Viking Line, riguardante una compagnia di traghetti che ha delocalizzato dalla Finlandia all’Estonia per poter pagare salari più bassi.

Ci sono diversi motivi per accogliere con soddisfazione l’indirizzo preso dagli Avvocati generali. Innanzi tutto, queste decisioni vanno nella direzione presa dall’ultima versione, edulcorata, della direttiva Bolkestein, ovvero di una ampia tutela contro il dumping sociale. La versione originale della Bolkestein aveva sollevato moltissimo clamore, e i suoi detrattori portavano proprio il caso Vaxholm come esempio del rischio che casi del genere si moltiplicassero, causando una progressiva erosione dei diritti sociali. Non sarebbe saggio dare prova di scarso senso democratico, e far rientrare dalla finestra un principio che, a torto o a ragione, i cittadini europei hanno voluto buttare fuori dalla porta principale.

i paesi scandinavi sono già euroscettici senza offrire loro ulteriori motivi di timore

Sono poi molti coloro che non condividono il punto di vista del commissario al mercato interno McCreevy, che vedrebbe di buon occhio una maggiore competitività e meno paletti alla libera circolazione dei lavoratori. L’Unione europea ha già fatto abbastanza per guadagnarsi l’immagine di mercato neoliberista privo di attenzione verso il sociale. In questo senso, l’effetto della direttiva Bolkestein è stato devastante per l’Unione. Non è neanche detto che la ricetta di una competizione più agguerrita tra i lavoratori europei sia quella vincente.

Ad esempio, la Svezia e la Danimarca, che difendono il loro modello sociale, si posizionano regolarmente in cima alle classifiche europee e mondiali sia di competitività, che di inclusione sociale. I paesi scandinavi sono già sufficientemente euroscettici, senza bisogno di offrire loro ulteriori motivi di timore per la preservazione del loro modello sociale.

Queste considerazioni sono ovviamente sospese fino alla decisione finale della Corte. La domanda è, adesso, se la Corte seguirà o meno le indicazioni fornite dall’Avvocato generale.

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P.S.

Una strada del centro di Vaxholm. Il nome della piccola cittadina diventerà famoso quanto quello del calciatore Bosman?

Immagine inaudible/Flickr

Tuoi commenti

  • su 3 febbraio 2011 a 10:54, di luciano pontiroli In risposta a: Mercato interno vs welfare scandinavo

    Perché non vi limitate a dare notizie equilibrate, illustrando i pro ed i contro, anziché fare propaganda per una tesi?

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