La questione curda e il Confederalismo democratico: una prospettiva federalista (Parte 3)

, di Michelangelo Roncella

La questione curda e il Confederalismo democratico: una prospettiva federalista (Parte 3)
Jan Maximilian Gerlach, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/license...> , via Wikimedia Commons

La rubrica sulla questione curda prosegue prendendo in considerazione quanto scritto riguardo lo Stato-Nazione e il Confederalismo democratico da Abdullah Öcalan, storico fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan oggi imprigionato in Turchia.

L’analisi di Abdullah Öcalan descrive lo Stato-Nazione, come un vassallo del capitalismo che, come un’identità astratta pervade la società per renderla un monolite a scapito del diverso, incluse le minoranze. Il presente articolo descriverà i quattro pilastri dello Stato-nazione.

Nello scritto di Öcalan si passa a una descrizione dei quattro pilastri dello Stato-nazione:

Nazionalismo

[Se] lo stato-nazione [fosse] un dio vivente, il nazionalismo dunque potrebbe essere la [sua] religione. [Lo] stato-nazione ed il nazionalismo mostrano caratteristiche metafisiche. In questo contesto, il profitto capitalista e l’accumulazione del capitale appaiono come categorie avvolte nel mistero. [...] La loro lotta egemonica per il potere serve alla massimizzazione del profitto. In questo senso, il nazionalismo appare come una giustificazione quasi religiosa [...] e la sua visione ideologica che pervade tutte le aree della società. Le arti, la scienza e la consapevolezza sociale: nessuna di queste è indipendente. Una vera illuminazione intellettuale pertanto necessita di una fondamentale analisi di questi elementi di modernità.

Il passaggio qui è abbastanza chiaro: c’è un carattere più o meno totalitario, che prende tutti gli aspetti della vita. E a proposito della “Illuminazione intellettuale”, una delle possibili soluzioni e il superamento della “nazionalità spontanea” analizzata da Mario Albertini, elaborata poi da Ulrich Beck nel “nazionalismo metodologico”, che in modo semplificato (e parziale) è la visione “nazionale” della realtà.

Scienza positivista

“[La] scienza positivista [nutre] l’ideologia nazionalista ma anche il laicismo che ha preso la forma di una nuova religione. [I] suoi dogmi hanno influenzato la sostenibilità delle scienze sociali. Il positivismo può essere circoscritto come un approccio filosofico che è strettamente confinato all’apparenza delle cose, cosa che equivale alla realtà stessa.

[Quindi, se] nel positivismo l’apparenza è realtà, nulla che non abbia apparenza può essere parte della realtà.

Sappiamo [dalle scienze esatte] ed anche dall’essenza di pensiero [,] che la realtà capita in mondi che sono oltre gli eventi osservabili. La verità, nella relazione tra l’osservato e l’osservatore, si è mistificata a tal punto che non rientra più in alcuna scala fisica o in alcuna definizione. Il positivismo lo nega e così riesuma l’idolo adorato nel passato, dove l’idolo costituisce l’immagine della realtà.”

Sessismo

Molti sistemi civilizzati hanno utilizzato il sessismo per preservare il proprio potere. [...] Le donne vengono considerate una risorsa perché producono prole e provvedono alla riproduzione. Così la donna diventa sia un oggetto sessuale che una utilità [:] un accessorio della società patriarcale maschile.

[Le] donne possono essere anche considerate come la nazione sfruttata. [...] Il sessismo socialmente radicato è proprio come il nazionalismo, un prodotto ideologico dello stato-nazione e del potere. [Tutte] le relazioni di potere e le ideologie di stato sono alimentate da concetti ed atteggiamenti sessisti. Senza la repressione delle donne, l’intera società non è concepibile. [Conferisce] al maschio il massimo del potere ed allo stesso tempo rende la società la peggiore colonia, proprio attraverso la donna [...]. Senza la schiavitù delle donne nessuno degli altri tipi di schiavitù potrebbe esistere o svilupparsi. Il [...] capitalismo e lo stato-nazione sono il monopolio del maschio dispotico e sfruttatore.

Religiosità

Anche se agisce apparentemente come uno stato secolare, lo stato-nazione [usa] un mix di nazionalismo e di religione per i suoi scopi. [Perché] la religione gioca ancora una parte importante in talune società o parti di esse. In particolare, l’Islam è molto agile da questo punto di vista. Tuttavia, [che sia] un credo radicale o moderato, la religione non ha più una missione nella società dello stato-nazione. Può fare soltanto ciò che è permesso dallo stato-nazione. La sua influenza perdura come anche la sua funzionalità, che possono essere mal adoperate per la promozione del nazionalismo, in quanto sono aspetti che interessano lo stato-nazione. In alcuni casi la religione prende perfino la parte del nazionalismo.

La Shi’ah in Iran è una delle armi ideologiche più potenti dello stato iraniano. In Turchia l’ideologia Sunnita [1] gioca una parte similare ma più limitata.”

A differenza del passaggio precedente, qui si parla della religione intesa nel senso comune della parola. Mentre nei paesi occidentali, in particolare l’Italia, si parla di “liberare” la politica dalla religione (“Date a Cesare quel che è di Cesare. Date a Dio quel che è di Dio”), Ocalan in questo paragrafo rovescia il ragionamento, sostenendo che la religione può essere utile allo Stato-nazione.

I curdi e lo stato-nazione

“[Creare] uno stato-nazione curdo separato non ha senso per i curdi [: sarebbe come] sostituire le vecchie catene con le nuove od anche accrescere la repressione. [...] Questo è ciò che la fondazione di uno stato-nazione significherebbe nel contesto della modernità capitalista. Senza l’opposizione contro la modernità capitalista non vi sarà posto per la liberazione dei popoli. [...] Un altro stato-nazione sarebbe solo la creazione di ingiustizia ulteriore e ridurrebbe ancor più la libertà.” [...] “Ci sono ragioni storiche, peculiarità sociali ed effettivi sviluppi insieme al fatto che l’area di insediamento dei curdi si estende oltre i territori di quattro diverse nazioni, cosa che rende indispensabile una soluzione democratica. Inoltre, c’è anche il fatto importante che l’intero Medio Oriente soffre di un deficit di democrazia.” Grazie alla situazione geostrategica dell’area curda, i progetti democratici curdi promettono di sospingere la democratizzazione del medio oriente in generale. Chiameremo confederalismo democratico questo progetto democratico.

Al più volte ripetuto rifiuto dello Stato nazione, si aggiunge la contrapposizione tra questi e la democrazia (si pensi alle derive autoritarie negli ultimi anni). Condivisibile anche “il deficit di democrazia” nella regione del medio oriente. Comunque, non è da escludere che tra i curdi ci possano essere idee diverse per i popoli curdi, incluso un “nazionalismo curdo”. E a proposito di nazioni, è curioso che nello scritto di Ocalan non ci siano accenni al Kurdistan. Non come entità politica almeno.

Ed eccoci finalmente al “confederalismo democratico”: il termine confederalismo, spesso viene confuso con “federalismo” - I due termini, dalla seconda metà del 18° secolo, hanno assunto significati diversi. Inoltre molto spesso è considerato sinonimo di “alleanza” o di “organizzazione internazionale”, ambiti in cui gli Stati mantengono la loro sovranità. Nel caso del pensiero di Öcalan, invece si conferisce ulteriori significati.

Prendere l’essenziale da questo documento non è stato semplice: ci sono molti passaggi che meritano di essere menzionati. Il prossimo articolo entrerà nel vivo della proposta di Ocalan: il Confederalismo Democratico.

Note

[1La distinzione tra sciita e sunnita sono indicate dal documento semplicemente come esempi specifici.

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