La questione curda e il Confederalismo democratico: una prospettiva federalista (Parte 4)

, di Michelangelo Roncella

La questione curda e il Confederalismo democratico: una prospettiva federalista (Parte 4)
UCL Photos from Partout, France, Belgique, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/license...> , via Wikimedia Commons

La rubrica sulla questione curda entra nel vivo con l’analisi approfondita della proposta del leader curdo Abdullah Öcalan, il Confederalismo democratico. Le prossime parti riporteranno i passaggi del documento di “Apo”, commentati e confrontati dal punto di vista federalista.

Confederalismo democratico

La proposta consiste in una “amministrazione politica non statale” o in una “democrazia senza Stato”. Con queste brevi definizioni potrebbe sembrare una riproposta dell’anarchismo in senso sociale e collettivo.

Definirlo in tale modo non è completamente corretto, ma vedrà analizzato successivamente. È ora interessante concentrarci sulla distinzione, operata da Öcalan, tra i termini Stato e democrazia: “I processi decisori democratici non devono essere confusi con [quelli della] pubblica amministrazione. Gli Stati sono fondati sul potere; le democrazie sono basate sul consenso collettivo. L’ufficio nello Stato è determinato per decreto, anche se può essere in parte legittimato dalle elezioni. Le democrazie usano le elezioni dirette. Lo Stato usa la coercizione come un mezzo legittimo. Le democrazie poggiano sulla partecipazione volontaria.

Il confederalismo democratico è aperto verso altri gruppi e fazioni politiche. È flessibile, multi-culturale, anti-monopolistico, ed orientato al consenso. [1]

L’ecologia e il femminismo sono i pilastri centrali.” È quindi di semplice intuizione che il secondo elemento, il femminismo, sia la risposta al sessismo dello stato-nazione. Invece, per quanto concerne la sfera del “pilastro ecologico”, Öcalan ha dimostrato attenzione alla tematica nonostante non abbia precedentemente menzionato alcun problema ambientale.

Altra caratteristica è l’auto amministrazione (non si riferisce per forza agli enti locali o simili) per cui “diventerà necessaria una economia alternativa [...] per sopperire giustamente alle molteplici necessità della società.

A occhio superficiale, molte di queste caratteristiche si ritrovano nel federalismo: oltre al rifiuto del nazionalismo e al superamento dello Stato-nazione, si evidenzia la ricchezza delle varie diversità di tipologia differenti (si veda anche il motto dell’Unione Europea) e l’attenzione al consenso.

Al contrario un punto di disaccordo potrebbe essere rappresentato dallo Stato e dalla pubblica amministrazione: il confronto fra questo e la democrazia sembra quasi caldeggiare una specie di anarchia collettiva, ipotesi comunque (forse) scartata da passaggio successivo - descritto in seguito.

Partecipazione e diversità del panorama politico

La composizione contraddittoria della società necessita di gruppi politici sia in formazione verticale che orizzontale. [...] Soltanto loro [...] sono in grado di [...] sviluppare soluzioni appropriate per i difficili problemi sociali. È un diritto naturale esprimere la propria identità culturale, etnica, o nazionale con l’aiuto delle associazioni politiche.

Qui sembra esserci una consapevolezza di diverse aspirazioni e interessi (che possono anche essere in contrasto tra di loro) che vogliono essere rappresentati. Sembrano quindi necessari i corpi intermedi, inclusi i partiti e i sindacati. Quegli stessi corpi che in Occidente sono in crisi, tra poca credibilità, scandali, arrivismo e poco impegno civico.

Tuttavia, questo diritto ha bisogno di una società etica e politica. Il confederalismo democratico è aperto ai compromessi che riguardano le tradizioni di stato o del governo.

Riprendendo il discorso sulla burocrazia, pare che questa apertura non evidenzi del tutto un rifiuto di organi istituzionali, sembra anzi ben disposto a confrontare le “buone pratiche”. L’idea di Öcalan sembrerebbe pure conciliarsi con il federalismo, in senso istituzionale. Tuttavia è necessario fare attenzione a quali “tradizioni di Stato o del Governo”: non vi è solo il rischio di creare un calderone di idee, quanto quello di accettare regimi che hanno portato allo sfruttamento e alle persecuzioni di identità diverse dal gruppo dominante. In più, un sistema amministrativo sarebbe comunque necessario per affiancare la comunità, rappresentata dai pubblici poteri, nell’ affrontare i problemi (es., i PNRR) e permettere il rispetto dei diritti dei singoli cittadini.

L’eredità della società e l’accumulazione della conoscenza storica

“[Il] confederalismo democratico [non] è un sistema politico arbitrario quanto piuttosto un modo per accumulare la storia e l’esperienza. Lo stato orienta continuamente se stesso verso il centralismo per poter perseguire gli interessi dei poteri monopolistici. La struttura eterogenea della società è in contraddizione con tutte le forme di centralismo. Il centralismo distinto risulta solo da rivolte sociali. [Non] è un modello amministrativo voluto dalla società.

Non tutti saranno d’accordo con lo scopo dei monopoli ( o “poteri forti”), però è anche vero che un solo centro di potere non può essere in grado di affrontare ovunque tutte le questioni. Insomma, la distribuzione del potere (nel senso più esteso possibile del termine) non è solo una questione politica, ma è anche una cosa “umanamente fisiologica”: se c’è un problema, e nessuno se ne occupa (per vari motivi), qualcuno prima o poi interverrà (o deve intervenire).

Consapevolezza politica ed etica

La classificazione della società in categorie e termini è prodotta in modo artificiale dai monopoli capitalistici. Ciò che conta in una società come quella non è quello che sei ma come appari. L’alienazione [...] della società dalla sua stessa esistenza incoraggia il ritrarsi dalla partecipazione attiva, una reazione che è spesso chiamata disincanto dai politici. Tuttavia, le società sono essenzialmente orientate al valore e in senso politico. I monopoli economici, politici, ideologici e militari sono costruzioni che contraddicono la natura della società lottando semplicemente per l’accumulazione del surplus. Essi non creano valori. Né una rivoluzione può creare una nuova società. Può soltanto influire sul tessuto etico e politico della società. [...] Lo Stato-nazione come moderno sostituto della monarchia si è lasciato dietro una società indebolita ed indifesa. A questo riguardo l’ordine legale e la pace pubblica soltanto implicano il governo di classe della borghesia. Il potere si costituisce nello stato centrale e diventa uno dei paradigmi amministrativi fondamentali della modernità. Questo pone lo stato-nazione in contrasto con la democrazia e il repubblicanesimo.

Si propone un progetto di “ modernità democratica " inteso come alternativa allo schema di modernità, così come la conosciamo. Si costruisce sul confederalismo democratico come un fondamentale paradigma politico. La modernità democratica è il tetto di una società politica eticamente fondata.

Fino a quando faremo l’errore di credere che le società hanno bisogno di essere entità monolitiche omogenee, sarà difficile capire il confederalismo. La storia della modernità è anche una storia di quattro secoli di genocidio culturale e fisico nel nome di una immaginaria società unitaria.

Il confederalismo democratico [...] poggia sulla volontà di lottare, se necessario, così come su una diversità etnica, culturale e politica.

Questo passaggio descrive la necessità di una “cultura politica” basata sull’impegno civico che può spaziare dalle attività di volontariato all’impegno politico in senso stretto. Nel mondo occidentale, questo genere di impegno ha avuto un suo periodo intenso con le contestazioni degli anni ‘60 e ‘70 caratterizzati da un forte carattere ideologico, ma anche di lotta armata. L’esasperazione ha portato poi (almeno in Italia) al “disimpegno” e ad un generale disinteresse, a cominciare dal voto. Inoltre, invece di un vero e proprio “venire incontro” tra la società e le istituzioni, non sono mancati scontri a livello fisico tra manifestanti e le forze dell’ordine (dal biennio rosso, al G8 di Genova e ai più recenti fatti nelle banlieue francesi) e sembra che non ci si voglia domandare sulla causa che ha portato a questi episodi.

A questo si aggiunge il rapporto tra identità e Istituzioni. Lo Stato-nazione è considerato come la massima espressione di comunità politica e pare inconcepibile che possano esistere entità democratiche che vadano oltre i confini nazionali. Molte persone infatti pensano che la federazione in Europa non si possa realizzare perché i Paesi hanno storie troppo diverse tra di loro.

Occorre evidenziare anche che l’idea di federazione, comunemente, è considerata una sorta di “condominio”, dove ogni stato federato (o simile) è un appartamento per ogni gruppo identitario (come nel Quebec in Canada o la Bosnia-Erzegovina).

In realtà il rapporto tra federazione e identità è molto più complesso: l’assetto federale si propone di allontanarsi dal modello di stato-nazione. Cerca piuttosto di creare spazi in cui i conflitti vengano gestiti e risolti senza ricorrere alla violenza.

Confederalismo democratico e sistema politico democratico

Il confederalismo pone un tipo di auto amministrazione politica in cui tutti i gruppi della società e tutte le identità culturali possono esprimersi in incontri locali, in riunioni generali e in consigli. Questa idea di democrazia apre lo spazio politico a tutti gli strati della società e consente la formazione di gruppi politici diversi.

“[...] Senza politica la crisi dello stato non può esser risolta dal momento che la crisi è alimentata da una mancanza di rappresentazione della società politica.

Termini quali federalismo o auto-amministrazione non possono essere rinvenuti nelle democrazie liberali e devono essere riconcepiti. In sintesi, non dovrebbero essere concepiti come livelli gerarchici dell’amministrazione dello stato-nazione quanto piuttosto come strumenti di espressione sociale e partecipazione."

Non abbiamo bisogno di grandi teorie, ciò di cui abbiamo necessità è il voler dare espressione ai bisogni della società rafforzando l’autonomia degli attori sociali in modo strutturale e creando le condizioni per l’organizzazione della società nel suo insieme.

La creazione di un livello operativo in cui tutti i tipi di gruppi sociali e politici, di comunità religiose, o di tendenze intellettuali possono esprimersi direttamente in tutti i processi decisionali locali possono essere chiamati democrazia partecipativa. Più forte la partecipazione, più potente sarà questo tipo di democrazia.

Gli attori sociali, che sono ognuno per sé delle unità federative, sono le cellule germinali della democrazia partecipativa. Possono unirsi ed associarsi in nuovi gruppi e confederazioni secondo la situazione. Ciascuna delle unità politiche coinvolte nella democrazia partecipativa è essenzialmente democratica. In questo modo, ciò che chiamiamo democrazia, è l’applicazione dei processi democratici dei decisori a livello locale fino a livello globale nella cornice di un processo politico continuo. Questo processo riguarderà la struttura della rete sociale della società in contrasto con la lotta per l’omogeneità dello stato-nazione, «un costrutto che può essere solo realizzato con la forza portando così la perdita della libertà.»

Ho già evidenziato il fatto che il livello locale è il livello in cui le decisioni vengono prese. Tuttavia, la guida pensante di queste decisioni deve essere in linea con le problematiche globali. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che anche i villaggi e le periferie urbane richiedono strutture confederate. Tutte le aree della società devono essere auto-amministrate, tutti i livelli devono essere liberi di partecipare.

Ecco quello che potrebbe essere alla parte istituzionale delle riflessioni di Öcalan. Interessante è il passaggio sulla “revisione” di federalismo e auto-amministrazione. Tenendo conto di questioni di traduzione, ci possono essere due punti di disaccordo nelle espressioni “democrazie liberali”, e “livelli gerarchici dell’amministrazione dello stato-nazione”, ma le diciture “strumenti di espressione sociale e partecipazione" e “applicazione dei processi democratici dei decisori a livello locale fino a livello globale” possono essere complementari con il Federalismo istituzionale per quanto riguarda l’autonomia dei livelli di governo (senza gerarchie verticali) e il principio di sussidiarietà.

Note

[1Nel dibattito federalista, si descrive uno schema “crisi-iniziativa-leadership”. Negli ultimi anni si aggiunge un quarto elemento, il “consenso politico”, in riferimento al problema del “deficit democratico” dell’Unione Europea.

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