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Un Paese diviso. E divisibile

, di Jacopo Barbati

La “vittoria” dei civili e la fuga di Viktor Janukovyč depotenzia il ruolo istituzionale dei filorussi e mette in difficoltà milioni di ucraini delle regioni orientali e meridionali

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Colpo di Stato

Chiamiamo le cose col proprio nome: in Ucraina è avvenuto un colpo di Stato. Un Presidente democraticamente eletto dal popolo è stato costretto alla fuga dal popolo stesso e adesso è ricercato come un bandito qualsiasi: su di lui pende un mandato di arresto dopo essere stato indagato per strage ed essere stato denunciato alla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja con l’accusa di essere stato il mandante degli omicidi di civili avvenuti durante gli scontri.
In effetti, la protesta di Майдан Незалежності (“Piazza dell’Indipendenza”, Majdan Nezaležnosti) a Kiev è passata dall’essere una semplice manifestazione di piazza da parte della popolazione scontenta della politica estera del proprio Governo, alla guerriglia urbana (sfociata alla fine in una vera e propria guerra civile, con cecchini posizionati sui palazzi governativi che facevano fuoco sui manifestanti) causata dall’immobilismo delle istituzioni e dal timore di finire sotto una forte influenza russa.

Legame inscindibile con la Russia

Già, la Russia. Non è un caso che le proteste si siano concentrate a Kiev e nelle maggiori città occidentali: la parte orientale di questo sterminato Paese è legata a doppio filo alla storia e alla cultura russa: molti ucraini delle regioni orientali e meridionali si definiscono “russi” e la lingua russa è quella maggioritaria. In tale contesto, considerando anche i fittissimi rapporti commerciali (ed energetici) tra i due Paesi è impensabile (oltre che estremamente problematico nei confronti delle minoranze russe) cercare di interrompere le relazioni con il grande confinante. Eppure la caduta di Janukovyč ha portato l’espressione dei filorussi in Parlamento ai suoi minimi storici, tant’è vero che è stata appena abrogata una legge di due anni fa che equiparava lo status della lingua russa a quella ucraina nelle regioni con almeno il 10% di russofoni. Per la cronaca, nel censimento del 2001, il 13,7% della popolazione ucraina si definiva di etnia russa, mentre i russofoni rappresentano il 40% della popolazione totale, con punte del 77% in Crimea (e 90% a Sevastopol’).
Chiaramente la Russia non sta a guardare, e nonostante gli appelli del Ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, chiamino alla non interferenza col processo di tranisizione, Putin ha rafforzato la sorveglianza militare ai confini e nelle basi militari russe in Crimea.
È anche ovvio che tali sviluppi non fossero nei piani del Cremlino, quando trovò argomenti convincenti per chiedere a Janukovyč di rinviare quella firma.

Il rischio maggiore, a questo punto, è che alcune tra le regioni più vicine - sia geograficamente, sia culturalmente - alla Russia possano cedere alla tentazione di separarsi dal resto della Nazione, nella non tanto improbabile ipotesi che il sentimento anti-russo monti forte. Specialmente a Kiev. Del resto, l’Ucraina è gigantesca (grande il doppio dell’Italia) e le regioni periferiche (Crimea su tutte) potrebbero avere i lori interessi nel rendersi indipendenti.

Una facile preda

Oltre alla Russia, ci sono altri due Paesi con forti interessi in Ucraina: la Polonia, da sempre “cerniera” tra Europa occidentale e quella orientale (e che da anni si prodiga in una attenta politica estera e di cooperazione non solo con le confinanti Ucraina e Bielorussia, ma anche con le Repubbliche del Caucaso) nonché uno dei maggiori fautori dell’adesione dell’Ucraina all’UE; e l’onnipresente Cina, che, tramite alcune aziende, ha investito nel recente passato (e sicuramente investirà nel futuro), in maniera anche massiccia, in risorse agricole proprio in questo Paese: nei prossimi anni, 3 milioni di ettari di terreno coltivabile (5% della superficie ucraina) sarà in mano cinese. L’UE, responsabile di non aver avuto i mezzi necessari a evitare il climax della violenza della protesta in Ucraina, farà bene a non delegare alla sola Polonia il monitoraggio della situazione ucraina. L’unica via per essere politicamente credibile a livello internazionale è, lo sappiamo, avere una politica estera comune. L’UE deve cambiare, deve diventare una federazione. Lo deve sia al popolo ucraino, certamente disilluso dall’UE, sia al resto del popolo Europeo: l’Ucraina riveste una importanza geopolitica fondamentale, rappresentando un ponte tra l’UE e la Russia. Non si può permettere che questo ponte si spezzi a metà.

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P.S.

L’immagine descrive il supporto dei cittadini all’introduzione della lingua russa come lingua ufficiale in Ucraina.

Tuoi commenti

  • su 18 maggio 2014 a 00:36, di Francesco Franco In risposta a: Un Paese diviso. E divisibile

    prima parte L`etimologia della parola Ucraina deriva dallo Slavo Antico Orientale u okraina, formato da u («vicino, presso») e «ocraina» (periferia) la radice slava kraj («limite», «bordo»). Pertanto, ukraina significa «al margine», o «sul confine», oppure «in periferia».

    Ed in effetti come lo dice a questo punto anche l`orgine del nome del paese l`Ucraina è una frontiera, sta alla Russia come l`Alto Adige all’ Italia. Così come sarebbe inimmaginabile un sia pure improbabile ritorno dell’ Alto Adige all`Austria senza coinvolgere l`Italia nelle negoziazioni e stabilire (per l`Italia) delle guarentigie non si può procedere con la Ucraina a suon di colpi di stato: La situazione alle frontiere (mal delimitate tra Ucraina e Russia in cui non esiste sempre una chiara distinzione culturale, linguistica, ecc.) non è così netta come forse l`opinione pubblica europea crede o suppone.

    Il Brennero è militarmente la porta dell`Italia attraverso le Alpi da est (ecco forse perché in tempi di guerra fredda fu tenuta aperta la questione linguistica e fu creata la regione autonoma del Trentino Alto Adige) e l’ Ucraina è la porta di entrata verso la Russia dall`ovest (forse é bene ricordare che proprio in Ucraina si consumò la tragedia della ritirata dei nostri alpini magistralmente raccontata da Rigoni Stern nel suo miglior libro “Il Sergente della neve” che un tempo si consigliava ai ragazzi delle scuole medie di leggere a casa dopo le lezioni. Quel libro il cui ritornello è la domanda che gli uomini ponevano al Sergente del plotone (in quella situazione unico graduato ed acculturato presente e quindi in grado di rispondervi con un minimo di autorità e dare un po`di fiducia agli uomini come unico rappresentante … dello Stato sul posto): - “Sergente, ritornerm à baita ? ”.

    E`certo auspicabile che all`Ucraina sia consentito di associarsi alla UE (con una associazione però non fine a sé stessa – come sembra per il momento - ma destinata a trasformarsi in una vera e propria adesione) ma è inimmaginbile fare ciò senza coinvolgere in un negoziato ancora più vasto la Russia per togliere alla sua popolazione l`impressione di essere accerchiata ed isolata, di non essere considerata uno Stato, sua pure nucleare, con il quale si possano avere relazioni diplomatiche normali (segue 1/2).

  • su 18 maggio 2014 a 00:51, di Francesco Franco In risposta a: Un Paese diviso. E divisibile

    A proposito per vedere meglio la vicenda è importante dettagliare i seguenti cinque punti:

    1. L`Ucraina non è uno stato nazionale con una storia ed una identità culturale definita. Le sue frontiere sono cambiate molto spesso nel tempo. E` un paese diviso in tre. Una parte ad ovest del Diepr, le regioni di lingua ucraina, con una storia di relazioni, interessi economici e commerciali orientati ad Ovest, una parte (nel Sud est) ad est del Diepr che condivide con la Russia la frontiera, la lingua, interessi e la cultura prevalentemente ed una terza parte (la Crimea) in cui l`elemento russo è decisamente prevalente non fosse che per il fatto che fino al 1954 la Crimea fu territorialmente parte integrante dell`URSS.

    2. La Russia, quando cadde l`URSS e si sciolse il partito comunista perse ogni struttura organizzativa. Nel 1998 l`apparato statale era così debole da non riuscire nemmeno più a levare le imposte e per tale ragione nel 1998 non riuscendo più a pagare salari e pensioni fece bancarotta.

    Il tenore di vita russo oggi resta quello di un paese in via di sviluppo (fa parte delle economie in transizione: dei cosiddetti BRICS) ma il suo reddito è ancora oggi del 40% inferiore a quello europeo. Nonostante gli sviluppi intervenuti ed il trasferimento di quote crescenti di manodopera dall`agricoltura all`industria é ancora un paese prevalentemente agricolo, poco meccanizzato, con terre non sempre fertili la cui resa (anche per il corto periodo vegetativo estivo) è qualche volta del solo 15% rispetto ad appezzamenti di pari estensione coltivati per esempio in Francia.

    Il paese è ancora dotato di poche infrastrutture. Viaggiare tra un villaggio e l`altro resta difficile e periglioso ed avviene su strade in cattive condizioni con tempi necessariamente lunghi (anche se la situazione via via migliora): le popolazioni sovente vivono in un’altra dimensione temporale rispetto alla nostra (segue).

  • su 18 maggio 2014 a 01:03, di Francesco Franco In risposta a: Un Paese diviso. E divisibile

    In queste condizioni a Boris Elztin nel 1999 successe Putin. Putin era un presunto liberale premiato per il suoi legami con Anatolj Sobčak, suo assistente e professore all’università, poi eletto Sindaco di Leningrado. Il sentimento nazionalista russo è sempre rimasto fortissimo.

    3. I veri sentimenti di Putin, come via via si sono rivelati, sembrano accumunarlo ad un leader statalista e nazionalista In realtà sembra ora ispirarsi alle idee nazionaliste di Ivan Ilyin: un filosofo hegeliano e zarista russo bianco (deceduto nel 1954 e di cui Putin ha fatto rimpatriare le spoglie mortali dalla svizzera) per onorarlo in patria. Putin è dotato di notevoli capacità.

    Fu Boris Elzin che ne fece prima il Vice Direttore e poi il Direttore della FSR (che successe al KGB) e poi negli ultimi tempi della sua presidenza mentre lo Stato si dissolveva lo nominò ad interim Presidente delle federazione russa (probabilmente in cambio della grazia, immunità e perdono) che Putin concesse a Elzin non appena confermato Presidente dal voto popolare nel giugno del 2000.

    Putin è dotato anche di notevole fortuna. Raggiunse il potere proprio quando il prezzo delle materie prime - nelle esportazioni delle quali i russi sono molto competitivi – iniziò a crescere fino a raggiungere il picco massimo. Per un certo tempo Putin condusse una politica liberale (fino al 2003 quanto con l`arresto di Chodorkovskij avvenne una svolta statalista). Grazie al gas ed al petrolio venduti carissimi all`economia russa fu possibile inanellare una serie di successi economici dal 2000 fino al 2008 (con una invidiabile crescita del reddito medio pro-capite dell`8 % l`anno). Lo Stato poté risollevarsi dalla bancarotta del 1998 ed il debito pubblico (che comunque era limitato essendo pari al solo all`11% del PIL, nonostante una tassazione sul reddito tra le più basse al mondo (13% proporzionale) grazie alle eccedenze commerciali, fu in larga parte ripagato).

    I mezzi di comunicazione di massa (giornali e televisioni) alimentano l’idea – da secoli già presente nell’ immaginario delle popolazioni russe di essere accerchiate da nemici esterni (prima i Tartari, ora la NATO)

    Attualmente l’economia russa, a causa della crisi finanziaria del 2008 è in perdita di velocità e, Putin di popolarità (il prezzo delle materie prime essendo sceso di circa tre quarti nel 2008 (da 140 dollari a circa 40 nel caso del petrolio) sicché inizia nuovamente a perdere colpi (segue).

  • su 18 maggio 2014 a 01:15, di Francesco Franco In risposta a: Un Paese diviso. E divisibile

    4. Una certa insipienza e leggerezza dell`occidente gli hanno dato il destro a Putin di muoversi da maestro in Crimea: condentendogli di alimentare l’idea, all`interno della Federazione russa, che si dovesse intervenire a difesa della prevalente popolazione russofona residente in Crimea.

    L`intervento ha avuto per effetto di generare una risalita della sua declinante popolarità elettorale addirittura all`83% dei consensi.

    La propaganda statale russa alimenta anche l’ idea che l’alleanza atlantica non sia una alleanza difensiva, ma offensiva in questo aiutata anche dalla evoluzione dello stato di fatto: gli USA se hanno perso almeno tre guerre calde (Corea, Vietnam, Iraq,) hanno vinto quella fredda con la conseguenza che tutti i paesi dell`ex Comecon sono passati nella zona di influenza americana e l`alleanza Atlantica, nonostante le rassicurazioni verbali offerte dalla Germania alla Russia, si è estesa senza reazioni russe verso Est fino quasi alle sue frontiere. Anche questa circostanza rafforza l`idea nei russi di essere accerchiati.

    Se l`isolamento dell`URSS poteva essere considerato dalla sua popolazione come la conseguenza del particolare regime politico che in essa si era insediato, dopo la caduta del sistema sovietico, questo perdurante isolamento non ha più ragione di essere nei confronti della Russia.

    La Penisola europea dovrebbe prendere verso Ucraina e Russia, un` iniziativa diplomatica coraggiosa: per dimostrare nei fatti di voler mettere fine al preteso accerchiamento o isolamento.

    5. Nella situazione attuale l`annessione della Crimea, - pur costituendo un pesante fardello per la debole economia russa - rappresenta una necessità per Putin la cui dubbia rielezione è prevista per il 2016.

    La sua campagna elettorale è già iniziata: la Russia non ha una continuità territoriale con la Crimea (attualmente la sta rifornendo di tutto esclusivamente via mare: con costi elevatissimi come si può facilmente comprendere). Pena un aggravamento dei conti pubblici russi che si tradurrebbe in una diminuzione del tenore di vita ed in una nuova irrimediabile perdita di popolarità per Presidente in carica, Putin - ove non si verificasse nuovamente un forte aumento del prezzo delle materie prime – deve fare in modo che la Russia abbia una continuità territoriale con la Crimea. Per questo ha due strade: o negoziare accordi di libero scambio. O procedere per annessioni territoriali che si consumerebbero a danno dell`Ucraina.

    Nei prossimi mesi quindi si deve prevalentemente prevedere che la situazione nel sud est ucraino non sia destinata a stabilizzarsi o a raffreddarsi salvo che l`Alto rappresentante per la politica e le relazioni esterne della UE, dopo le elezioni del 25 maggio, riceva il mandato di giocare la partita di ancorare l`Ucraina al piccolo continente coinvolgendo sia Ucraina che Russia in un accordo commerciale preliminare a possibili ulteriori sviluppi (fine).

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