Negli ultimi vent’anni l’Europa ha attraversato diverse crisi. Questo articolo si sofferma su tre di esse: quella finanziaria, quella migratoria e quella pandemica. Queste difficoltà hanno portato sfiducia da parte del popolo europeo verso le istituzioni. Gli attori euroscettici hanno usato vari temi come le critiche all’Euro, alla gestione dei confini e alle restrizioni, per attirare consenso. Sebbene i temi cambino, lo schema con cui agiscono resta sempre uguale. Ci sono quattro tecniche che vengono spesso utilizzate dagli euroscettici: l’attribuzione della colpa all’Unione Europea, la questione morale del popolo contro l’élite, la visione dell’Europa come un’imposizione esterna con cui gli Stati devono confrontarsi ed infine la continua ricerca di un nemico esterno, che cambia di volta in volta.

È necessario partire dal presupposto che le crisi sopra citate hanno cause complesse sia sul piano nazionale sia sul piano europeo. Tuttavia, gli euroscettici riducono il problema a una sola causa, Bruxelles. Nella crisi finanziaria del 2008 che colpì l’intera Europa, gli attori avversi all’UE attaccarono la moneta unica sostenendo che fosse così forte da schiacciare le imprese. Nella crisi migratoria del 2015, invece, gli stessi attori chiesero più aiuti a un’Europa che aveva lasciato i paesi di confine in balia delle proprie risorse. Infine, nella crisi pandemica che si è abbattuta in Europa dal 2020 al 2023 vennero messi in evidenza gli errori dell’UE, come gli aiuti che non arrivavano in tempo oppure una gestione sbagliata dell’emergenza.

In una situazione di emergenza, argomentazioni così semplici risultano spesso più convincenti di una spiegazione complessa, proprio perché la loro linearità permette ai cittadini di assimilarle e farle proprie immediatamente. Il politologo Murray Edelman ha evidenziato come le crisi non siano solo eventi oggettivi, ma anzi situazioni in cui il proprio significato cambia a seconda di come vengono raccontate. Chi riesce a imporre il proprio racconto decide anche chi è il colpevole. Non tutte le critiche all’UE sono infondate: in ognuna delle tre crisi sono stati commessi errori da parte di Bruxelles. Il problema nasce quando questi diventano l’unica spiegazione e le responsabilità di ogni Paese vengono trascurate.

La seconda tecnica riguarda la trasformazione di un disaccordo politico in una questione morale. Per esempio, i partiti euroscettici tendono a presentare una decisione della Commissione Europea che non condividono come un tradimento da parte di Bruxelles. Analogamente, mettono in contrapposizione il popolo onesto (gli operai, i commercianti e le famiglie) con funzionari europei e governi che seguono le regole di Bruxelles. Lo schema appena presentato è affine al populismo nazionale descritto altresì dal politologo Cas Mudde: la società divisa tra un popolo “puro” e un’élite corrotta. Gli euroscettici applicano questo contrasto all’Europa, dove l’élite diventa Bruxelles. Inoltre, i leader usano le cifre a proprio vantaggio. Nella crisi migratoria, per esempio, sostenevano come l’UE spenda tanto per i migranti e poco per i pensionati - senza reali prove - per far sembrare il tradimento concreto e meritevole di attenzione. Quanto precede spiega il perché, se il problema diventa una questione morale, i dati non vengono più tenuti in conto e il politico o giornalista filo-UE viene visto come un attore sleale.

La terza tecnica riguarda la visione dell’Unione Europea come potere esterno. Le regole europee, come quelle adottate nelle tre crisi (bilanci, migrazione, misure sanitarie) vengono descritte come imposizioni dall’alto e non come decisioni prese dai governi nazionali e da un Parlamento eletto, quindi scelte dal popolo. In particolare, è necessario notare che sebbene Bruxelles porti benefici concreti, come i fondi regionali, questi difficilmente vengono presi in considerazione nel discorso euroscettico, poiché lo scontro con Bruxelles coinvolge gli elettori più dei benefici tecnici. Dunque, se l’UE viene scelta come nemico pur non essendo l’artefice principale dei problemi, significa che il nemico è una scelta e, come tale, può cambiare.

Questo permette di collegarci all’ultima tecnica, nonché la più importante, poiché tiene legate le altre dinamiche esposte: il nemico cambia. Nella crisi finanziaria del 2008 gli euroscettici scelsero Bruxelles e l’euro, successivamente nel 2015 i migranti e chi li aiuta ed infine, durante la pandemia, gli esperti e le restrizioni. Analogamente cambia anche lo stile dei leader, che passano dai comizi in piazza alla televisione, fino all’aula parlamentare. Inizialmente analizzando queste situazioni può sembrare un atteggiamento incoerente, perché gli euroscettici danno l’impressione di cambiare idea ad ogni crisi, tuttavia cambia solo la superficie. È necessario distinguere la scelta a lungo termine, cioè una strategia che resta sempre la solita e quindi il popolo puro contro un’élite che lo tradisce e la scelta del momento, ossia la tattica che cambia a seconda della crisi e della situazione più consona. Solitamente le tattiche cambiano a seconda del tema che in un dato momento domina il dibattito europeo, e il nemico viene scelto al di fuori dei propri elettori, per non perdere voti.

Saper riconoscere queste tecniche cambia il modo di rispondere ai partiti euroscettici. Reagire ad ogni singolo attacco non è proficuo poiché il nemico non è mai continuamente lo stesso; è necessario, invece, esaminare e identificare lo schema rispondendo concretamente, mostrando ai cittadini come lavorano questi partiti. La prima azione da attuare è spiegare ai cittadini chi decide davvero. Per esempio: le regole sui bilanci non arrivano direttamente da Bruxelles, ma vengono approvate soprattutto dai governi nazionali nel Consiglio dell’UE. Successivamente è importante ammettere gli errori, come i ritardi nella prima fase della pandemia, così da mostrare che i problemi vengono riconosciuti ed essere in tal modo ancora più credibili di chi difende l’UE su tutto. Infine, l’UE viene solitamente presentata come un insieme di dati economici e politici, tuttavia sarebbe essenziale raccontare anche i valori e i progetti che vengono realizzati per le persone, come il piano NextGenerationUE, creato dopo la pandemia per superarne le conseguenze, invece di lasciare agli euroscettici parole come “tradimento” e “giustizia”.

La prossima crisi porterà un nuovo nemico, ma lo schema sarà lo stesso. Riconoscerlo è il primo passo per rispondere in modo adeguato.