Li conosciamo tutti da tempo, chi più, chi meno. E il 15 maggio abbiamo avuto modo, per la prima volta nella storia della democrazia di livello europeo, di vederli confrontarsi su un palco in eurovisione per parlare delle proprie idee.

La prima volta

Certo, il dibattito del 15 maggio non è stato granché probante: un solo minuto a testa per rispondere alle domande, non sempre pregnanti. Sono state evitate domande dirette sugli Stati Uniti d’Europa (ma questo era prevedibile), così come domande su temi quali lo stato (presente e futuro) dell’Eurozona, l’avere o meno una politica estera comune, un Esercito comune, una politica energetica comune.

La novità dov’è? Per la prima volta (quasi) tutti i partiti europei, sollecitati da quanto previsto dal Trattato di Lisbona, hanno segnalato per queste elezioni il proprio candidato preferenziale per la presidenza della Commissione europea in caso di vittoria, quindi prima di oggi non è mai stato possibile organizzare un evento del genere.

In ogni caso, questo dibattito ha rappresentato una “prima volta” di indubbio interesse, nella speranza che diventi una abitudine e che abbia un vero significato.

Il rischio c’è

C’è da sottolineare, infatti, che la procedura di nomina del presidente della Commissione europea, la più alta carica delle istituzioni comunitarie, è rimasta pressoché invariata: la sua nomina è a opera del Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di Governo dei Paesi membri, per essere poi sottoposta all’approvazione del Parlamento europeo.

Il rischio è rappresentato dal fatto che, in assenza di una ampia maggioranza parlamentare per l’uno o l’altro partito, il Consiglio europeo decida di proporre un nome diverso da quelli segnalati dai partiti. Ovviamente gli stessi candidati, anche durante il già citato dibattito televisivo, hanno smentito con forza tale ipotesi, sostenendo giustamente che una tale sconfessione rappresenterebbe la morte della democrazia di livello europeo. Purtroppo, però, iniziano addirittura a circolare già i nomi di eventuali candidati ulteriori ([1], [2]), nonostante il fatto che la nomina del Presidente avverrà con tutta probabilità verso la fine dell’anno.

I candidati

I cinque che si sono “sfidati” giovedì scorso non sono gli unici candidati e non rappresentano tutte le coalizioni in corsa per le elezioni. I partiti europei riconosciuti sono infatti 13 (anche se non tutti hanno espresso un candidato) e inoltre, rimanendo nell’ambito del dibattito stesso, Franziska “Ska” Keller ha rappresentato i Verdi, i quali hanno però espresso la sua candidatura congiuntamente a quella di José Bové.

All’evento televisivo sono stati invitati gli esponenti dei partiti considerati maggiori, vale a dire:

  • Joseph “José” Bové e Franziska “Ska” Keller, candidati dei Verdi Europei - Alleanza Libera Europea (Verdi/ALE), si giocheranno l’elezione in caso (improbabile) di maggioranza parlamentare dei Verdi/ALE. Francese, nato nel 1953, Bové è noto per la sua militanza negli ambienti “no-global”; tedesca, nata nel 1981, Keller è stata (così come Bové) europarlamentare per i Verdi per la legislatura 2009-2014. Con i Verdi/ALE (rappresentato in Italia da Green Italia - Verdi Europei) promuovono uno sviluppo ecologicamente sostenibile dell’economia europea, lo sviluppo di tecnologie avanzate nel campo energetico e tecnologico per rilanciare l’occupazione, un piano per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione (ossia dell’ICE "New Deal 4 Europe", promossa dal Movimento Federalista Europeo);
  • Jean-Claude Juncker, candidato del Partito Popolare Europeo (PPE): nato in Lussemburgo nel 1954, vanta una lunga carriera politica alle spalle, essendo stato per 19 anni il Primo Ministro del Lussemburgo e per 7 anni il presidente dell’Eurogruppo. Con il PPE (rappresentato in Italia da Forza Italia, Unione di Centro, Unione dei Democratici per l’Europa, Nuovo Centrodestra, Südtiroler Volkspartei) promuove la continuazione delle politiche di austerità, l’introduzione del salario minimo in tutti gli Stati membri, politiche energetiche comuni e la finalizzazione dell’accordo per la zona di libero scambio transatlantica (TTIP);
  • Martin Schulz, candidato dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D): nato in Germania nel 1955, è stato presidente del Gruppo Socialista al Parlamento Europeo per 8 anni, e dal gennaio 2012 è il presidente del Parlamento Europeo. Con i S&D (rappresentato in Italia dal Partito Democratico e dal Partito Socialista Italiano) promuove politiche di sviluppo economico e di tutela sociale;
  • Alexis Tsipras, candidato della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica (EUL/NGL): ingegnere greco nato nel 1974, è dal 2009 leader del partito ellenico della Synaspismós Rizospastikís Aristerás (SYRIZA). Con EUL/NGL (rappresentata in Italia da L’Altra Europa con Tsipras) promuove la fine delle politiche di austerità, e l’emissione di Eurobond per mutualizzare il debito pubblico europeo; anch’egli è un sostenitore dell’ICE «New Deal 4 Europe»;
  • Guy Verhofstadt, candidato dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE): belga, classe 1953, è stato per 9 anni Primo Ministro del Belgio ed è dal 2009 il presidente del Gruppo ALDE al Parlamento Europeo. Con l’ALDE (rappresentato in Italia da Scelta Europea) promuove lo sviluppo federale dell’UE, una riorganizzazione della burocrazia, massicce privatizzazioni per risanare i debiti pubblici, l’accelerazione diel processo di “unione bancaria”, sostenendo anche l’ICE «New Deal 4 Europe».

Tante visioni diverse di un’unica Europa. Cercate quella più simile alla vostra e andate a votare, domenica 25 maggio!